
Fallisce l”impresa’ del Terzo polo, che non spicca nei risultati delle regionali in Lombardia e Lazio, né ruba voti a Pd e 5 Stelle. Flop, in particolare, di Letizia Moratti, che si ferma al 9% e infrange così il sogno di vincere da sola contro il suo ex presidente, Attilio Fontana, riconfermato invece largamente al Pirellone. Ma se Matteo Renzi tace – assente da ogni radar per tutto il giorno – Carlo Calenda è impietoso nel suo mea culpa. “La scelta degli elettori è stata chiara e inequivocabile: vince la destra ovunque”, è l’analisi onesta del leader di Azione. Che poi ammette: “Il centro e la sinistra non sono mai stati in partita, neanche se uniti, neanche nell’ipotetico formato del campo largo”.
Per la lista, nata 5 mesi fa dalla ‘strana coppia’ Calenda-Renzi, che alle politiche aveva sfiorato l’8%, è il debutto alle amministrative. Sul Terzo Polo, come su tutti, si abbatte la scure dell’astensionismo record, ma la prova si rivela un flop. E indipendentemente dalle scelte di campo fatte: sia con Moratti solitaria al nord, sia dove c’è l’unica alleanza con il Pd, nel Lazio, a sostegno di Alessio D’Amato (che arriva al 35,6%, 15 punti in meno del vincente Francesco Rocca).
Così nella regione finora amministrata da Zingaretti, adesso il Terzo polo pesa attorno al 4-5%, in Lombardia quasi il doppio. Uno schiaffo che brucia ancor di più, se si considera che fino a pochi mesi fa era soprattutto nelle grandi città che i renziani-calendiani avevano più appeal. Decisiva era stata la forza trainante dell’ex ministro, che tentò pure la corsa a sindaco di Roma. Ma anche a Firenze si era raggiunta la doppia cifra. Adesso, con i dati disponibili, Moratti vanta il 10,26 a Milano, l’8,34 a Bergamo e il 7,79 a Brescia. Ma oltre non va. E Calenda non lo nega: “Letizia Moratti è stata coraggiosa e si è spesa moltissimo, ma fuori dal bacino di voti del Terzo polo non siamo riusciti ad attrarre consensi”.
Insomma non è riuscito il sorpasso tentato nei confronti dei Dem da un lato, e dei rivali storici del M5s dall’altro. A evidenziare il fallimento è proprio il segretario del Pd. “II tentativo ripetuto di sostituirci come forza principale dell’opposizione non è riuscito. L’Opa contro il Pd ha fatto male a chi l’ha tentata”, sentenzia Enrico Letta. Convinto che il suo partito abbia comunque retto al “vento contro” e alla “sfida” dei due quasi alleati – Terzo polo e M5s – contro di loro lancia l’affondo: “Ci auguriamo che questo risultato dimostri finalmente che l’opposizione va fatta al governo, e non al Pd”. “L’unica opa contro il Pd l’ha fatta Enrico Letta alle elezioni. Francamente sorprende che ne parli ancora”, chiosa amaro il senatore. di Italia Viva Ivan Scalfarotto.
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