Regionali, l’ennesimo flop del M5S

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  • “Quello raggiunto oggi è un risultato storico. Torniamo ad avere un Parlamento normale, con 345 poltrone e privilegi in meno. È la politica che dà un segnale ai cittadini. Senza il M5S tutto questo non sarebbe mai successo”. È trionfalistico il messaggio che Luigi Di Maio riserva sui social dopo la vittoria del sì al referendum costituzionale.

    Il ministro degli Esteri, in queste ultime settimane di campagna elettorale, si è speso molto con un tour che lo ha portato a girarsi l’Italia a favore del sì. “Da oggi in Italia il numero dei parlamentari eletti torna in linea come quello di tutte le grandi democrazie occidentali. Un risultato che porta l’Italia a guadagnare ulteriore credibilità internazionale in uno dei momenti più difficili della storia”, ha detto Di Maio parlando davanti ai giornalisti. L’ex capo politico, invece, sull’esito delle Regionali, ha glissato aggiungendo solo una piccola nota polemica: “Non faccio mistero del fatto che potevano essere organizzate diversamente”. E poi ha aggiunto: “Anche per il Movimento potevano essere organizzate con un’altra strategia, ma su questo voglio ribadire la mia piena fiducia a Vito Crimi e a tutti coloro che hanno lavorato”.

    Le elezioni Regionali e amministrative, infatti, sono da sempre il tallone d’Achille per il M5S. Da Nord a Sud i risultati sono disastrosi. In Veneto l’ex parlamentare Enrico Cappelletti si ferma al 3%, mentre nelle Marche il candidato Gian Marco Mercorelli ottiene il 9%. Una cifra che sarebbe stato preziosa per il candidato del Pd, Maurizio Mangialardi che si ferma al 39% contro il 46% del meloniano Francesco Acquaroli. Per la prima volta le Marche passano al centrodestra. In Liguria, invece, è l’unica Regione in cui Pd e M5S sono riusciti a chiudere un accordo per presentare un candidato comune. La scelta dei giallorossi è ricaduta sul giornalista Ferruccio Sansa, figlio di Adriano, sindaco di sinistra di Genova nei primi anni ’90. Una scelta che si è rivelata alquanto infelice che la firma del Fatto Quotidiano si ferma al 38%, ossia a una percentuale notevolmente inferiore alla somma dei due partiti che sostengono il governo Conte-bis. In Liguria si ripete il flop che i giallorossi ottennero nell’ “Umbria rossa”, conquistata nel 2019.

    La Toscana di Matteo Renzi, invece, riesce a eleggere presidente Eugenio Giani con il 47%, rendendo così ininfluente il 6% della grillina Irene Galletti. In Campania, invece, il governatore uscente Vincenzo De Luca, il più critico nei confronti del M5S, si riconferma con quasi il 60% e la candidata grillina Valeria Ciarambino, che cinque anni fa prese quasi il 18%, si ferma al 13%. Stesso discorso in Puglia dove la consigliera Antonella Laricchia, candidata dal M5S già cinque anni, prende una cifra che si aggira intorno al 12%. Nel 2015, invece, con il 18,4% si posizionò al secondo posto superando il candidato dei fittiani. Ma se le Regionali, vista e considerata la polarizzazione tra centrodestra e centrosinistra, non hanno mai dato grandi soddisfazioni, il M5S ha sempre cercato di togliersi qualche soddisfazione alle Comunali. Sembrano, però, lontane le vittorie di Chiara Appendino a Torino e di Virginia Raggi a Roma. Stavolta, se va bene, i grillini andranno al ballottaggio solo a Matera.



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