Renzo Arbore e la ‘rivoluzione gentile’

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  • (ANSA) – ROMA, 29 MAG – VASSILY SORTINO, “RENZO ARBORE E LA RIVOLUZIONE GENTILE (Edizioni LEIMA, PP. 320, EURO 18)

    “Io sono uno che ancora, a 80 anni, cerca di fare qualcosa di diverso e di suggerire una nuova formula, invitando anche i ragazzi di oggi ad approfondire il passato e farlo rivivere in una maniera strutturalmente diversa”. Chi è veramente Renzo Arbore? Un innovatore? Un anticipatore di tempi e mode? O un provocatore? Il percorso artistico dell’uomo che, attraverso la musica, la radio e la televisione, ha rallegrato la vita di più di cinque generazioni di italiani, è al centro del libro scritto dal giornalista Vassily Sortino “Renzo Arbore e la rivoluzione gentile”, che affronta in modo scientifico, sulla base di testimonianze dirette, la vita del più grande showman italiano.

    “Ho scelto di scriverlo perché – spiega l’autore – mi sono reso conto che non esisteva una biografia pop su un uomo che ha condizionato il modo di fare non solo la tv e la radio, ma anche la musica. E poi, se ci pensiamo, è l’unico personaggio che ogni volta che appare sullo schermo nell’istante stesso riesce a strapparci un sorriso”. Con uno stile diretto e non cattedratico, Sortino regala al lettore un ritratto a tutto tondo di Arbore: dalle sue passioni da ragazzo fuori dall’ordinario ai suoi attuali progetti.

    Sfogliando il volume corposo e dettagliato trapelano passione e competenza, si mischiano la venerazione del fan e la critica del giornalista palermitano: un connubio che lo rende unico nel suo genere e altamente fruibile sia da chi Arbore non lo ha mai conosciuto sia da quelli che con la sua arte sono cresciuti, si sono formati e divertiti. Pagine che raccontano, con dovizia di particolari, la storia di Renzo Arbore, attraversando una vita affrontata senza mai smettere di sorridere e usando parole giuste e mai urlate, cambiando l’assetto mediatico interno ai più grandi mezzi di intrattenimento del Paese. Arricchiscono il testo le interviste inedite a personaggi del mondo dell’intrattenimento come Nino Frassica, Fiorello, Pippo Baudo, Gianni Boncompagni, Linus, Luciano De Crescenzo, Walter Veltroni, Stefano Bartezzaghi, Mario Luzzatto Fegiz e tanti altri. Tutte persone che sono state direttamente, o senza rendersene conto, trama e protagonisti della storia arboriana, diventando “complici” della sua rivoluzione. 

    Ma perché “rivoluzione gentile”? “Perché quella di Arbore – spiega Sortino – è stata una rivoluzione, per avere scardinato e ricostruito le strutture e il senso dello spettacolo italiano. Gentile, per il suo essere educata, non gridata, mai volgare, compiuta con gli anni, dando il tempo al pubblico di capire e di crescere”. Si tratta, quindi, di un ritratto a 360 gradi di Arbore che ha incantato Sortino fin dalla sua infanzia, quando i genitori gli permettevano di restare alzato fino a tardi: “Io ho 40 anni, all’epoca andavo a letto presto, ma i miei mi consentivano di restare alzato solo per guardare i suoi programmi che andavano in seconda serata: ho associato la trasgressione di poter vedere la tv fino a tardi e il divertimento ad Arbore, è diventato la mia fissazione. Da quando avevo 12 anni ho studiato la storia della tv e poi ho allargato questo studio a tutto quello che Arbore ha fatto”.

    “Sono contento – dice Renzo Arbore, che interviene nel testo più volte con sue dichiarazioni e un’intervista-summa sulla sua carriera – di essere protagonista, da vivo, di un libro che racconta storie della mia esistenza che io neanche ricordavo di avere vissuto. Da oggi elevo Vassily Sortino a mio agiografo. Perché ha dimostrato che io da grande volevo fare l’artista e che da grandissimo voglio fare l’artista. Possibilmente, senza fare il pirla”.

    Nell’introduzione al libro, tra le tante cose Arbore rivela: “Il mio obiettivo era – come dissi ai miei collaboratori del programma televisivo L’altra domenica, analizzato da Vassily in questo lavoro – andare a razzolare in terreni inesplorati. Il tutto in anni non sospetti. Questo perché non volevo, come avrebbe detto Indro Montanelli, “cantare nel coro”, ma piuttosto distinguermi e sprovincializzarmi; da questo punto di vista è stato importante crescere in una città come Foggia, nel profondo Sud, dove sono accentuati i caratteri provinciali. Si sviluppò così la mia voglia di fare sempre una cosa “diversa” da quella che facevano i miei coetanei, compreso qualcuno che mi era molto vicino, come Gianni Boncompagni. ‘Rivoluzione gentile’ è rimasto il mio diktat e la mia ispirazione anche nella riscoperta della canzone napoletana classica, che era osservata dagli altri cantanti partenopei come una cosa vecchia e superata e che invece io mi sono ostinato a rivoluzionare amabilmente. In quel caso la mia rivoluzione è stata “gentile” perché non ho modificato le bellissime armonie e melodie; ho soltanto internazionalizzato e attualizzato i ritmi e aggiornato la ritmica delle canzoni medesime, così come aveva fatto il maestro Renato Carosone, che aveva dato ritmo ad alcune sue canzoni ispirate al Sudamerica o arricchito con un valzer lento certe melodie accorate come Reginella”.
       


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