L’Unione Europea si appresta a compiere un passo decisivo contro il regime iraniano, con l’inserimento delle Guardie Rivoluzionarie (i Pasdaran) nella lista delle organizzazioni terroristiche. La decisione politica è al centro della riunione di oggi a Bruxelles dei ministri degli Esteri dei 27, i quali mostrano una forte convergenza sulla misura, vista come una risposta necessaria alla sanguinosa repressione delle proteste in Iran.

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha confermato oggi l’esistenza di una “grande convergenza” tra i Paesi membri. Tajani ha spiegato che, sebbene la decisione formale richiederà alcune settimane per essere implementata, oggi si attende un accordo politico di principio in risposta agli eventi delle scorse settimane. Il concetto è stato ribadito con forza dalla diplomatica di alto rango Kaja Kallas, la quale ha affermato che chi agisce come un terrorista deve essere trattato come tale.
Dal fronte europeo si leva un coro unanime di sostegno alla misura. La Francia, per voce del suo ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, ha dichiarato che la repressione della rivolta pacifica del popolo iraniano non può rimanere senza risposta e che Parigi sosterrà pienamente l’inserimento dei Pasdaran nella lista nera. Anche la Spagna, attraverso il ministro Jose Manuel Albares, ha espresso una dura condanna per la “repressione senza senso” e ha assicurato la disponibilità a supportare ogni misura contro il regime, inclusa quella riguardante le Guardie Rivoluzionarie.
Un sostegno di lunga data arriva dal Belgio. Il ministro Maxime Prevot ha sottolineato che il suo governo aveva inserito questo obiettivo nell’accordo di coalizione già un anno fa e continua a promuovere questa linea con forza, specialmente dopo le recenti atrocità. Prevot ha tuttavia lasciato intendere che potrebbero esserci ancora delle esitazioni da parte di alcuni Stati membri, esprimendo la speranza che si possa raggiungere un risultato definitivo, se non oggi, nel prossimo futuro.
La mossa rappresenta una delle risposte più dure dell’Unione Europea alla gestione delle proteste interne da parte di Teheran e segna un significativo inasprimento della politica comunitaria verso il paese.










