Repubblica Futura in estrema difficoltà sotto i colpi di Severini … di Diagora

Il recente comunicato di Repubblica Futura non è solo un attacco a un organo di informazione, che loro stessi indicano come un presunto “sito estero”, senza avere il coraggio di chiamarlo con il proprio nome, ma il segnale di una difficoltà politica che emerge proprio nel modo in cui è scritto: si evocano complotti, regie occulte e campagne orchestrate; ma il punto politico vero è un altro, perché Repubblica Futura prova a vestirsi da vittima mentre è stata, ed è, uno dei protagonisti della costruzione dell’assetto di potere legato al Governo di Adesso.sm, e quindi difficilmente può chiamarsi fuori dalle responsabilità del sistema che oggi critica; ha esercitato centralità e capacità di indirizzo, salvo poi rifugiarsi nella denuncia quando il quadro si complica; e allora è inevitabile che tornino alla memoria alcune stagioni delicate della vita del Paese, dai rapporti discussi con figure come Francesco Confuorti fino alle vicende legate al sistema bancario, poi con l’amministrazione della giustizia — anzi con un certo giudice, oggetto di sentenze e di pagine e pagine dell’ultima commissione d’inchiesta — che dovrebbero quantomeno suggerire prudenza prima di salire in cattedra a distribuire patenti di moralità; in questo contesto, continuare a evocare nemici esterni senza mai guardarsi dentro rischia di suonare poco credibile, perché chi ha contribuito a costruire un sistema non può limitarsi a denunciarlo quando il dibattito si fa più scomodo; e forse proprio l’eminenza grigia di Repubblica Futura dovrebbe iniziare a interrogarsi se alcune scelte recenti — come mettere alla guida del partito una figura tra le più “votate e rappresentative”, ma evidentemente non in grado di tenere insieme una linea politica solida, oppure riportare in campo l’avvocata di Strasburgo — siano state davvero le più lungimiranti; il risultato è un comunicato che alza i toni ma abbassa il livello politico, che attacca senza chiarire e che soprattutto evita ogni autocritica, dando l’impressione di un partito che prova a difendersi da una realtà che non riesce più a controllare, forse buttando le mani avanti per la paura che a breve, anche su vicende di stretta attualità, possa emergere qualcosa di scomodo.

Diagora