Ci sono a San Marino voci che cantano fuori dal coro e che non hanno mai temuto di dar conto ai propri lettori di quelle verità scomode che un giornale deve in qualunque contesto saper raccontare (l’indicazione a Giornalesm.com e a Marco Severini è palese ndr).
Un giornale deve saper andare a vedere dentro alle cose e dentro alle persone e deve avere il coraggio di denunciare ciò che non va perché è male per la società.
Come è male che un quotidiano che era il primo della Repubblica abbia dovuto chiudere i battenti. Quando qualcosa venne distrutto è sempre importante che ci sia qualcuno che interessato ad andare a vedere il perché di quel crollo improvviso.
Altrimenti lo sfascio, che è un po’ la piaga del nostro tempo, può diventare un’abitudine. Creando il rischio che le persone accettino con mestizia di veder sfasciata la propria realtà e se ne restino zitte a guardare facendo il calcolo sbagliato che il silenzio possa portar vantaggi che non porterà.
Chi sta governando ora il paese ha fatto del dialogo, nel periodo pre-elettorale, la propria bandiera ma una volta vinte le elezioni ha presto smesso di prestare orecchio alle difficoltà dei cittadini rivelandosi uno di quei partiti che, quando va al governo, ci va con le caratteristiche dei vincenti.
Scriveva invece la Ginzburg che un partito dovrebbe andare al governo con le caratteristiche dei perdenti, ovvero senza mai smarrire il bene supremo dell’incertezza e della fragilità. Un partito che rifiuta il potere, che respinga i connotati ottimistici della vittoria, che conservi nella vittoria il pessimismo degli sconfitti.
Quando si creda al contrario di avere la verità in tasca, spesso senza possedere le competenze specifiche necessarie a trovare le soluzioni più adeguate nei vari ambiti, si rischia sempre di commettere gravi errori che poi si rivelano deleteri per il Paese e per i cittadini.
Spetta comunque soprattutto a questi ultimi uscire dal regime di indifferenza e di sonnolenza che sembrerebbe instaurato da un po’ qui in Repubblica.
Non sempre il giornalismo corrisponde all’idea platonica che si ha di questo mestiere. Ma esso – come scriveva la Fallaci – è pur sempre un prezioso tarlo nella storia del nostro presente e il più valido alleato della democrazia.
Rinunciarvi equivarrebbe a rinunciare ad un diritto di vitale importanza.
Olga Mattioli, Repubblica.sm