Respinta dalla Francia: ricoverata sotto choc

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  • È rimasta muta, sotto choc, bloccata da una mano invisibile. La piccola profuga afgana ha visto le armi degli uomini francesi in divisa, poliziotti di frontiera, nel bosco sotto le Alpi di Monginevro, durante una fuga, l’ennesima della sua vita, giovedì notte alle undici. L’hanno ricoverata il pomeriggio successivo a Torino, perché le ore passavano ma il colore non le tornava in viso. All’ospedale infantile Regina Margherita un medico attento e prudente, neuropsichiatra infantile, ha voluto che trascorresse la notte sotto osservazione, per vederla mangiare e dormire se non serena, almeno senza il terrore che aveva guidato fin lì i passi della madre.

    «Che cosa ne sarà adesso di lei non possiamo saperlo. Dovrebbe essere ancora seguita, perché questi traumi lasciano il segno. La bimba stava bene dal punto di vista clinico-fisico, ma era molto spaventata, in stato di stress post traumatico. I volontari ci dicono che hanno riaccompagnato lei e la mamma al campo di Oulx, dove c’era già il papà» dicono dall’ospedale. A Oulx, dove è da poco avvenuto uno sgombero che è una delle ragioni della fuga attraverso le montagne, alla ricerca di quel varco a duecento metri dal confine, oltre il quale la Francia rimane almeno la speranza di un domani che sorride. Rimane colpito dalla vicenda anche Matteo Salvini: «Visto che siamo tutti europei, mi domando perché si pretenda accoglienza sempre e solo da noi».

    Questa bimba ci ricorda Gula, la ragazza afgana di dodici anni, occhi verdi sotto il velo, simbolo di tutte le piccole donne rifugiate, fissata nella memoria dalla foto di Steve Mc Curry in un campo profughi di Peshawar. Era il 1984. Sono passati trentasette anni e ancora c’è da raccontare un campo profughi, una bambina di undici anni afgana scappata da Kabul con mamma e papà e altre famiglie amiche, in un viaggio che neppure osiamo immaginare.

    La storia si è avvicinata e possiamo toccarla, i reportage di tragedie di altri mondi sono inesorabili cronache sotto casa, ai confini con la Francia, incrociano le nostre vite abituate a ricordare quei passi quando si andava a sciare o in gita a Briançon. La piccola afgana del 2021 è stata respinta e rimandata a Claviere. Poi l’interrogatorio a Bardonecchia, il ritorno al campo di Oulx. Nella memoria la notte in ospedale, come una strana isola felice.



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