riceviamo e pubblichiamo: Finire tutti nel baratro o gettarci chi ci ha portato?

  • Le proposte di Reggini Auto

  • San Marino ha mancato due svolte importanti negli ultimi anni:

    Nel 2005 non firmò l’accordo di cooperazione, in quel caso fu il delirio di onnipotenza che indusse la classe dominante a non volere imboccare la strada del cambiamento.

    Qualche giorno fa ha decapitato i vertici di Banca Centrale ed in questo caso è stata la sindrome di accerchiamento e del nemico interno che ci ha riportato nel baratro del conflitto con l’Italia, indicando il dottor Caringi come un nuovo Alberoni.

    Il paragone non tiene.

    L’Alberoni fu cacciato da un popolo che voleva essere libero mentre i vertici di Banca Centrale sono stati cacciati da un potere che voleva rimanere schiavo delle proprie debolezze.

    Quest’ultimo bivio sbagliato rischia di portarci al fallimento anche economico, così perlomeno minacciano i media economici italiani che forse hanno in mano dati più oggettivi rispetto a quelli che ha in mano la cittadinanza sammarinese e la sua classe politica.

    Nella sua storia recente, dall’alba della formazione degli Stati Nazionali, San Marino non ha mai mosso guerra a nessuno, non poteva farlo e non lo ha fatto, quello che i sammarinesi hanno messo in campo nella storia è sempre stata la forte determinazione alla libertà ed autonomia accompagnati da riservatezza ed umiltà che ci hanno permesso di sopravvivere in equilibrio con i nostri vicini.

    Negli ultimi anni è iniziato un attacco non contro San Marino, ma contro i capitali che da San Marino tornavano in Italia deformando il mercato Italiano e contro i Capitali della Malavita che potrebbero nascondersi dentro ai nostri forzieri o essere ripuliti dalle nostre attività.

    Un attacco che poteva essere fermato solo con una forte vigilanza e da ferrei controlli interni capaci di smontare le accuse italiane dove erano infondate e capace di colpire duramente chi praticava le attività incriminate.

    Un attacco che poteva essere evitato solo da una classe politica autorevole e credibile capace di relazionarsi positivamente con le autorità di vigilanza e con le controparti italiane che hanno intrapreso il conflitto contro i Capitali distorsivi che presumevano essere in San Marino.

    San Marino per rispondere agli attacchi non può scendere in guerra, deve solo dimostrare nei fatti e nelle persone che non vogliamo infiltrazioni malavitose nel nostro interno, che siamo capaci di regolarci e di controllare cosa avviene in territorio e che vogliamo sviluppare attività economiche sane e compatibili con il sistema in cui siamo inseriti.

    Parallelamente dobbiamo affermare con forza onestà e umiltà il nostro diritto ad autoregolarci.

    Ma tutto questo non è possibile ed il baratro collettivo non è evitabile se la Politica non darà segnali forti in tempi rapidi come prefigurato in un recente articolo di De Mattia su Milano Finanza.

    Una guerra San Marino non la può sostenere, d’altra parte la Pace non può essere firmata da chi è garante del sistema sotto attacco.

    Solo una nuova classe Politica può firmare la Pace.

     

    Un gruppo di cittadini sammarinesi