Ridurre il dibattito a ‘Accordo o isolamento’ è una semplificazione, San Marino ha già costruito relazioni e risultati con accordi mirati e relazioni bilaterali. Leggi e dimmi come la  pensi…di Maurizio Tamagnini

Negli ultimi giorni è stato distribuito un opuscolo informativo sull’Accordo di associazione con  l’Unione Europea. Presentato come opportunità, ma lascia aperti diversi interrogativi che, per  importanza, meritano risposte chiare e complete. 

L’Accordo viene descritto come “flessibile” e rispettoso delle specificità di San Marino. Tuttavia,  dallo stesso opuscolo emerge che una parte significativa della normativa europea dovrà essere  recepita nel nostro ordinamento. Nel farla breve, alcune regole non sarebbero più definite  esclusivamente a livello interno, ma deriverebbero anche da un quadro normativo esterno. 

Rimangono poco approfonditi aspetti concreti che toccano la vita reale, quali effetti avrà sul lavoro? cosa significa davvero la libera circolazione delle persone in un micro-Stato? che impatto può avere  sul sistema sociale e sanitario, quali saranno i costi organizzativi e amministrativi  dell’adeguamento? L’opuscolo afferma che San Marino manterrà la propria autonomia, ma allo  stesso tempo richiama meccanismi di adeguamento alla legislazione europea e un ruolo della Corte  di Giustizia UE nell’interpretazione delle norme. Questa apparente contraddizione andrebbe  spiegata, perché i cittadini hanno diritto di capire dove finisce l’autonomia e dove iniziano gli  obblighi. 

Un altro punto sensibile riguarda l’immigrazione e le quote d’ingresso. In uno Stato piccolo, anche  numeri contenuti possono produrre effetti importanti sull’equilibrio sociale ed economico. Servono  dati, simulazioni e scenari comprensibili, così che ciascuno possa farsi un’idea basata su elementi  concreti e non su impressioni. 

Colpisce inoltre che la narrazione dell’opuscolo sembri concentrarsi soprattutto sui vantaggi per le  imprese orientate ai mercati esterni, per il settore finanziario e per l’accesso al mercato unico. Ma  San Marino non è fatto solo di grandi imprenditori o di realtà che guardano fuori, è fatto soprattutto  di commercianti, artigiani, piccole imprese e famiglie che tengono in piedi l’economia quotidiana.  Su queste categorie, che sono l’ossatura del Paese, si leggono pochi dettagli e poche garanzie  operative. È qui che ci si aspetterebbe spiegazioni semplici e precise, cosa cambia davvero per chi  lavora e produce dentro la Repubblica?  

Infine, nell’ultima parte si lascia intendere che, per un piccolo Paese come il nostro, l’alternativa  all’Accordo sarebbe l’isolamento. Questa impostazione rischia di mettere paura e di deformare il  confronto. San Marino, fino ad oggi, è andato avanti anche grazie a relazioni bilaterali, accordi  mirati e capacità di adattarsi senza rinunciare alla propria identità istituzionale. Ridurre tutto a “o  questo o l’isolamento” è una semplificazione che non aiuta una scelta. 

 Maurizio Tamagnini