RIFONDAZIONE COMUNISTA RICORDA LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

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  • La celebrazione dell’anniversario della caduta del muro è una data storica per tutti i democratici veri. Da parte nostra consideriamo questo evento come un punto di svolta che ha impresso un nuovo corso alla Storia ma non certamente come un punto di arrivo.
    Permangono infatti al giorno d’oggi tanti, troppi muri tra Stati e tra territori all’interno di una stessa comunità che, come quello sorto a Berlino nel ‘900, tengono separati interi popoli impedendo la libera circolazione delle persone.
    I muri sono tutti segni concreti di divisione, talvolta di odio, ed è perfino anacronistico al giorno d’oggi, nell’epoca della globalizzazione dei mercati e dei capitali, pensare di mantenere lontani gli individui, continuando a negare delle libertà fondamentali.
    La stessa Europa oggi ha eretto un muro virtuale che mira ad impedire ai più sfortunati provenienti dall’esterno di potervi entrare, così come il muro (reale) tra USA e Messico. Per non parlare dei muri tra Israele e Palestina, tra Marocco e Sahara Occidentale (con il popolo Saharawi) o quello di Cipro che separano addirittura dei territori occupati militarmente senza alcun riconoscimento internazionale.
    A cosa serve dunque abbattere i muri in nome della libertà se poi le persone, una volta libere di uscire dal proprio Paese, trovano dei muri in entrata verso la loro mèta?
    È davvero incredibile vedere certi commentatori arrampicarsi sugli specchi quando celebrano la caduta del muro di Berlino, e allo stesso tempo giustificano gli altri muri tuttora esistenti come se esistessero muri “buoni” e muri “cattivi”.
    Noi invece riteniamo che tutti i muri siano censurabili e che la soluzione ai problemi tra Stati passi attraverso dei ponti. Ponti di dialogo, per una politica basata non sulla forza militare ma su quella del diritto, sul rispetto delle regole e dei diritti delle minoranze. Questa dovrebbe essere la lezione da trarre dalla caduta del Muro di Berlino.
    Essere comunisti oggi assume dunque un’altra accezione rispetto a 20 anni fa. Non si tratta di rincorrere nostalgie o sistemi che da parte nostra erano stati già condannati ben prima del 1989 (si pensi solo agli “strappi” di Berlinguer da Mosca degli anni ’70 e ’80), così come il rifiuto dello stalinismo che è da sempre nelle nostre radici. Il Muro non è stato certo il simbolo dell’ideologia comunista ma, al contrario, simboleggia la degenerazione di sistemi che, partendo da un desiderio di uguaglianza e di giustizia sociale hanno impiantato degli apparati burocratici e dispotici ben lontani dagli ideali socialisti di partenza.
    Il nostro ideale oggi è quello di raggiungere una società diversa da quella attuale, che è basata sullo sfruttamento reciproco – in particolare del sud del mondo – e ha come unico obiettivo quello del profitto ad ogni costo, senza curarsi dei milioni di vittime delle guerre, della fame e delle catastrofi “naturali” che in realtà sono indotte dallo sviluppo che non rispetta l’ambiente.
    La società che vogliamo si fonda sulla solidarietà e sulla cooperazione e non sulla crescita sfrenata e senza regole, poiché la crisi economica dei giorni nostri ha messo in luce tutti i limiti e i fallimenti di una politica che da un lato promette genericamente “libertà” e dall’altro smantella lo stato sociale e le tutele per i cittadini, costringendo intere generazioni di lavoratori al precariato ed esponendo giovani ed anziani alle turbolenze dei mercati finanziari senza adeguate misure di tutela dei salari e delle pensioni.

    Domagnano, 9 novembre 2009
    Rifondazione Comunista Sammarinese