Non è stato un pesce d’aprile, ma un addio carico di commozione quello che si è consumato nel tardo pomeriggio di ieri a Rimini. Oltre 200 persone si sono radunate davanti ai cancelli della storica piscina comunale per l’ultimo giorno di attività, segnando la chiusura di un impianto che per oltre mezzo secolo è stato il cuore pulsante del nuoto cittadino.
Un pezzo di storia sportiva e umana
L’atmosfera è stata dominata da un profondo senso di “amarcord”. Tra la folla erano presenti generazioni di atleti, tecnici e semplici cittadini cresciuti tra quelle corsie. Tra i volti noti anche quello di Fabio Bernardi, simbolo del nuoto riminese, che proprio in questa struttura iniziò una carriera che lo ha portato fino alla nazionale e ai titoli mondiali master.
Per i presenti, la chiusura non rappresenta solo la perdita di uno spazio sportivo, ma la fine di un centro di aggregazione sociale che ha visto muovere i primi passi in acqua a migliaia di bambini riminesi. Tra abbracci e sguardi lucidi, il raduno si è trasformato in un rito collettivo per onorare una vera e propria “palestra di vita”.
La battaglia per il futuro
Nonostante i lucchetti ai cancelli, il Comitato per la Tutela della Vecchia Piscina — che rappresenta oltre 1.300 firmatari — non intende arrendersi. Durante l’incontro è stata ribadita con forza la richiesta all’amministrazione comunale di valutare proposte alternative per il mantenimento della struttura. In particolare, è stata richiamata la disponibilità a investire da parte della Virtus Buonconvento, attuale gestore, per evitare che un simbolo cittadino così amato finisca nell’abbandono.
I rappresentanti del comitato hanno espresso incredulità e disorientamento per una decisione che considerano un impoverimento per la città. L’auspicio condiviso da tutti i partecipanti è che quella di ieri non sia stata una parola fine definitiva, ma un arrivederci in attesa di una soluzione tecnica che possa restituire un futuro all’impianto di via Tripoli.












