Rimini, Anfiteatro e Ceis: il Pd attacca sulla visita di Mazzi. “Propaganda politica in orario scolastico”

Si accende la polemica politica in vista del sopralluogo previsto per lunedì prossimo all’Anfiteatro romano e al Ceis. A sollevare il caso è il Partito Democratico riminese che, attraverso il responsabile Cultura Donato Piegari, bolla l’iniziativa come una “confusione di ruoli istituzionali” e un atto di “propaganda” che rischia di trasformarsi in una forzatura, specialmente per quanto riguarda l’ingresso nella scuola durante le lezioni.

Al centro della contesa c’è la visita del Sottosegretario alla Cultura, Gianmarco Mazzi. In una nota stampa diffusa oggi, Piegari sottolinea come l’appuntamento non nasca “da un atto formale del Governo” o da un’intesa con l’Amministrazione comunale, bensì da una richiesta partita dalla deputata di Fratelli d’Italia Beatriz Colombo e dal consigliere comunale Carlo Rufo Spina. Una genesi che, secondo i dem, mischia pericolosamente i piani: “Un sottosegretario, una deputata e un consigliere di minoranza, posti sullo stesso piano e in un’unica catena di comando. Chi decide, allora? Il Governo? Il Parlamento? Siamo di fronte a un’iniziativa istituzionale o di partito?”.

L’aspetto più critico sollevato dal Pd riguarda però le modalità della visita al Ceis. L’ingresso negli spazi educativi è previsto per le 11 del mattino, nel pieno dell’attività didattica. “Un’irrituale forzatura istituzionale dall’antico sapore ispettivo”, attacca Piegari, ricordando che “la scuola non è luogo per propagande politiche, e nemmeno uno spazio da occupare con telecamere, bandiere e slogan”. L’esponente dem richiama al rispetto delle funzioni educative: “Prima di entrare in una scuola, tra insegnanti e allievi nel pieno esercizio delle loro funzioni, si bussa e si chiede permesso”.

Nel mirino finisce anche la presenza annunciata di un rappresentante della Soprintendenza di Ravenna. Piegari si interroga se la partecipazione avverrà in veste istituzionale o a titolo personale, avvertendo che la presenza dell’unico soggetto tecnico rischierebbe di conferire “un’aura di ufficialità” a un evento che il Pd considera squisitamente politico.

Infine, l’affondo sulla sostanza della questione archeologica. Secondo il Pd, Fratelli d’Italia utilizza da anni il binomio Anfiteatro-Ceis come “bandiera identitaria” e terreno di scontro ideologico, ma latita sulle soluzioni concrete. “Una volta giunti in prossimità della concretezza delle azioni, tra cui la responsabilità economica degli interventi, tutto si dissolve: nessuna risorsa stanziata, nessun impegno concreto”, conclude Piegari. La richiesta ai rappresentanti di Governo è netta: servono atti formali e fondi veri per la valorizzazione del sito, non “iniziative di partito mascherate da visite istituzionali”.