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  • Rimini. colto da infarto, 50enne attende per quattro ore in pronto soccorso. Tribunale condanna l’ospedale per il ritardo dei soccorsi

    Pronto-soccorso-ingressoE’ rimasto per quasi quattro ore in fila al pronto soccorso, nonostante le condizioni del suo cuore stessero peggiorando di minuto in minuto. Il tribunale di Rimini ha accertato la responsabilità dell’Ausl riminese per il ritardo con cui fu diagnosticato e curato l’infato che colse un 50enne della provincia, difeso dal legale Andrea Mussoni, nel giugno del 2008. Secondo il giudice, esistono inoltre i presupposti per il riconoscimento, nei confronti dell’uomo, del danno da capacità lavorativa pari al 25 per cento. Tutto inizia il 26 giugno del 2008. Il 50enne viene portato in ambulanza al pronto soccorso di Rimini, dove fa il suo ingresso alle 18.21. Qui, l’uomo spiega al personale di accusare un fortissimo dolore all’altezza del torace. I sanitari lo sottopongono all’esame dell’elettrocardiogramma, che evidenza un’anomalia. «Inspiegabilmente – dice l’avvocato Mussoni – l’uomo, al quale era stato assegnato un codice verde, quando sicuramente sarebbe stato auspicabile almeno un giallo, è rimasto per quasi quattro ore in attesa del suo turno». A un certo punto, esasperato dal male, il 50enne decide di cambiare pronto soccorso. Accompagnato dai familiari, si reca quindi a Santarcangelo, dove i medici decidono che è necessario un intervento chirurgico d’urgenza. L’uomo torna così nuovamente al punto di partenza, ovvero all’Infermi di Rimini, anche se in questo caso viene trasferito immediatamente nell’unità terapia intensiva coronaria.
    Quando il paziente viene portato sotto i ferri, l’orologio segna l’1 e 46. «Il danno conseguente al colpevole ritardo ascrivibile ai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale Infermi di Rimini – riferisce Mussoni – è stato quantificato in 15 punti percentuale nella fascia compresa tra il 5 e il 20%. Al paziente spetta quindi un risarcimento dall’azienda sanitaria. Non tutti i mali, comunque, vengono per nuocere. In quell’occasione gli stessi esami ematochimici effettuati sul paziente al suo arrivo al pronto soccorso, teoricamente prescritti dal protocollo ospedaliero proprio al fine di individuare l’immediata e precisa diagnosi del paziente che accusi dolore al torace, erano rimasti in giacenza, senza essere analizzati, in attesa del relativo imput da parte del medico di turno addetto alle visite: a seguito della vicenda in questione il protocollo è stato opportunamente modificato, nel senso che ora gli esami ematochimici vengono direttamente inviati in laboratorio, senza che sia più necessario attendere di essere visitati dal medico di turno». Il Resto del Carlino