Il profilo di Rimini non sarebbe lo stesso senza il suo grattacielo, ma oggi quel “monolito” di cemento torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico. In una discussione accesa nata all’interno della storica community Facebook “Sei di Rimini se…”, centinaia di cittadini e turisti si sono confrontati sulla bellezza, il valore affettivo e il futuro di uno degli edifici più divisivi della riviera romagnola.
L’iniziativa, partita dalla pubblicazione di una foto scattata dall’uscita della stazione ferroviaria, ha raccolto centinaia di commenti in poche ore, mettendo in luce una frattura netta tra chi lo considera una ferita architettonica e chi, invece, lo eleva a simbolo identitario.
Per molti utenti, il grattacielo rappresenta un “ecomostro” da correggere o, in alcuni casi estremi, da abbattere. “È oggettivamente brutto, un casermone che ricorda il deprimente stile sovietico”, scrive un cittadino, suggerendo un restyling profondo che possa allinearlo alle moderne torri europee o di Singapore, magari con vetrate e giardini pensili. Altri lo definiscono senza mezzi termini un “obbrobrio” o una “colata di cemento orribile” che rovina il panorama da qualsiasi angolazione lo si guardi, citando come esempio positivo il restyling effettuato al grattacielo della vicina Cesenatico.
Di segno opposto è il sentimento di chi vede in quella struttura di 27 piani il cuore pulsante della riminesità. “È il mio gigante buono”, confessa un utente ricordando i pomeriggi d’infanzia passati a osservare l’edificio insieme al nonno. Per chi vive fuori o torna a Rimini per le vacanze, il grattacielo è il primo punto di riferimento visivo: “Quando lo vedo dal finestrino del treno, dico: ci siamo, sono a casa”.
Non mancano i riferimenti alla cultura pop e al cinema, che hanno contribuito a rendere l’edificio immortale: dalle canzoni di Samuele Bersani alla celebre scena cinematografica in cui Paolo Villaggio sale a piedi decine di rampe di scale per raggiungere la sua amata. Per i difensori del grattacielo, l’edificio è un’icona “paragonabile alla ruota panoramica di Coney Island”, un elemento che, pur nella sua estetica discussa, conferisce alla città un carattere unico.
Tra chi invoca un “grande ritocco” cromatico — magari con tonalità che richiamino l’azzurro del mare — e chi lo difende come un monolite intoccabile, la discussione digitale conferma come il grattacielo riminese non sia semplicemente un palazzo, ma uno spazio della memoria collettiva capace di generare, ancora dopo decenni, passioni e polemiche feroci. Indipendentemente dal giudizio estetico, resta per tutti il segnale inequivocabile dell’arrivo in città, il “sacro punto di riferimento” di una Rimini che non smette di confrontarsi con la propria immagine.












