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  • Rimini. Imprenditori chiamati ad affiancare i compiti di pubblica sicurezza. Gianni Indino, presidente Confcommercio della provincia di Rimini: “Questo Decreto è un fulmine a ciel sereno”

    Il rischio è che da un provvedimento su base volontaria si arrivi a responsabilità, costi e sanzioni reali per l’impresa. Sulla sicurezza abbiamo sempre collaborato, non accettiamo un provvedimento calato dall’alto. Mi ricorda la spada di Damocle che già hanno sulla testa i gestori dei locali da ballo dovuta all’articolo 100 del TULPS”

    “Siamo increduli davanti all’ultimo Decreto del ministro dell’Interno, già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che contiene le “Linee guida per la prevenzione degli atti illegali e di situazioni di pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica all’interno e nelle immediate vicinanze degli esercizi pubblici”. Un fulmine a ciel sereno – dice il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino – che non può essere accettato dagli imprenditori del settore, chiamati di fatto a preoccuparsi dell’ordine e della sicurezza pubblica. Per i tantissimi bar, ristoranti, pub, locali notturni e stabilimenti balneari sul nostro territorio la preoccupazione è grande. Il primo aspetto che ci allarma è il rischio che da un provvedimento su base volontaria si arrivi a responsabilità, costi e sanzioni reali per gli imprenditori del settore, su cui vengono spostate responsabilità di ordine pubblico in capo alle forze dell’ordine. La seconda, non meno grave, è dovuta al fatto che su questo provvedimento non sia stata consultata FIPE-Confcommercio, prima associazione di rappresentanza del settore dei pubblici esercizi. Per gli imprenditori la lista degli adempimenti in questo Decreto è lunghissima e presenta alcuni passaggi penalizzanti e rischiosi per chi fa impresa. Da presidente regionale del SILB, mi ricorda una spada di Damocle che vivono ogni giorno i gestori di discoteche e locali da ballo a causa dell’articolo 100 del TULPS, un provvedimento anacronistico, che il SILB-Fipe, l’associazione sindacale dei locali di intrattenimento notturno, contrasta da tempo ad ogni livello perché si pone in capo alle imprese la responsabilità di fatti criminosi che avvengono anche fuori dai locali e che per questo subiscono pesanti sanzioni e chiusure. Un barista, un ristoratore, un gestore di qualsivoglia pubblico esercizio deve preoccuparsi di fare bene il proprio lavoro, in modo coscienzioso, in sicurezza e tranquillità e non con l’ansia di doversi sostituire a chi deve vigilare sull’ordine pubblico. Installare a proprio carico sistemi di videosorveglianza, fare rispettare il Codice di comportamento ai clienti, riprendere le vie di accesso e le uscite di sicurezza del locale, assicurare l’identificazione dei minori o ancora segnalare ogni circostanza che possa determinare turbative o riflessi negativi per l’ordine e la sicurezza pubblica non sono prerogative di un imprenditore. Posto il fatto che la collaborazione con le forze dell’ordine e le istituzioni da parte nostra c’è sempre stata e a riprova possiamo portare i numerosi Protocolli d’intesa firmati da Confcommercio e dalle nostre Federazioni a livello nazionale e territoriale, non possono essere gli imprenditori ad accollarci responsabilità dello Stato. Dal Ministero sono arrivate alcune precisazioni, che abbiamo accolto con favore, ma non basta. Il provvedimento è calato dall’alto e questo non può essere accettato. Auspichiamo venga convocato un tavolo di lavoro per chiarire modalità e ambiti di queste linee guida, evitando che responsabilità non proprie dell’attività di pubblico esercizio ricadano sulle imprese”.