Rimini. La Finanza va a caccia dei soldi di Mario Formica, l’imprenditore vicino alla Compagnia delle opere

E’ ai soldi di Mario Formica, che ora stanno dando la caccia gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Le Fiamme Gialle devono mettere a segno sequestri per tre milioni di euro e in queste ore stanno spulciando i conti correnti bancari dell’imprenditore, arrestato con le accuse di bancarotta fraudolenta per distrazione di beni, ricorso abusivo al credito e turbativa d’asta. Già nel 2013, dopo una verifica, era stato accusato di avere evaso oltre 4 milioni di euro. In quell’occasione la Finanza aveva sequestrato conti e immobili, inclusa la casa in cui vive, ma dopo l’assoluzione dal reato tributario, non molto tempo fa i sequestri erano stati naturalmente revocati. I militari sperano che parte dei soldi siano ancora nei conti che erano stati sigillati, anche se si tratterebbe di una cifra ben lontana dai tre milioni di euro. Se ce ne sono altri, non sanno dove si trovano. Almeno non ancora, per questo stanno lavorando in queste ore per cercare di ricostruire l’intera documentazione bancaria.
Da martedì scorso, Formica si trova confinato agli arresti domiciliari, insieme all’albanese Ervin Tartaraj, titolare di un’azienda partner. Obbligo di firma invece per uno dei due figli di Formica, mentre l’altro è stato denunciato a piede libero. L’imprenditore, titolare della Alfa spa, azienda di impianti fieristici e della Artexpò spa di San Marino, è accusato di essere rientrato in possesso del complesso aziendale, delle auto e delle opere d’arte che aveva perso con il fallimento, attraverso lo schermo offerto dall’albanese, «per riprendersi – scrive il gip – con mezzi fraudolenti l’azienda di fatto ormai senza più i debiti a un prezzo estremamente conveniente».
Alla Guardia di finanza, che aveva già Formica nel mirino, era arrivata anche la querela della Carim. La banca era appena uscita dal commissariamento, causato in parte dai crediti concessi troppo facilmente, denunciando fatture fittizie presentate dall’azienda di Formica, per ottenere grossi finanziamenti bancari. Al momento dei pagamenti, le false fatture venivano disconosciute dai clienti, e l’Istituto di credito non era riuscito a rientrare dei soldi anticipati all’imprenditore riminese, per un totale di quasi 8 milioni di euro. Qualche mese dopo, nel luglio del 2014, l’azienda Alfad era stata dichiarata fallita, e i finanzieri, coordinati dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi, avevano cominciato ad andare a fondo, scoprendo un meccanismo grazie al quale, come dice lo stesso Formica in una telefonata intercettata dagli investigatori nel corso dell’inchiesta, «Mi riprendo l’azienda sdebitata». Il Resto del Carlino