Mancano poche decine di minuti al suo arrivo, e noi giornalisti, siamo tutti in sala stampa per prepararci all’incontro. Matteo Renzi, questa volta, ha accettato l’invito e sarà uno degli ospiti del Meeting di Rimini. Arriverà intorno alle 10:30 per visitare la fiera mentre alle ore 13 presenzierà un incontro dal titolo “L’Italia e la sfida del mondo” in aula B3.
Ma in platea non ci saranno soltanto i cattolici più ortodossi che tra l’altro, in questa fase di polemiche tra Chiesa e politica, potrebbero dedicare al premier non molti applausi. La claque di Matteo Renzi al suo debutto al Meeting di Comunione e liberazione sarà composta da imprenditori e industriali, presenti a Rimini per un colloquio privato con il presidente del Consiglio, come spesso avviene alla kermesse, tradizionale teatro anche di questi contatti.
Questa volta però l’incontro con i grandi manager servirà a Renzi per salire sul palco e spostare l’attenzione dai temi etici (su cui si è molto discusso in questi giorni) alle riforme, compreso l’annunciato taglio delle tasse che dovrebbe arrivare in autunno e che presso questa platea è particolarmente gradito. Basti pensare alle ovazioni che riceveva Giulio Tremonti quando toccava l’argomento. Ma il premier sfrutterà il parterre di Rimini anche per puntare i fari sulla legge di stabilità, su cui sta già lavorando con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e con quello delle Infrastrutture Graziano Delrio. E non è escluso che proprio al Meeting venga svelata l’entità della manovra, che potrebbe superare i 30 miliardi.
Tuttavia il presidente del Consiglio non potrà sottrarsi a un passaggio sull’immigrazione e a uno sulle Unioni civili, dopo gli “schiaffi” ricevuti in questi giorni dai cattolici, prima con le parole di monsignor Nunzio Galantino a proposito della gestione governativa del problema profughi e poi con la secca “bocciatura” da parte del cardinale Angelo Bagnasco nei confronti della legge per le unioni civili. Legge che il premier vuol portare a casa entro l’anno nonostante i “no” di Area popolare, alleata di governo e in gran parte presente al Meeting. Renzi comunque non farà passi indietro in questa partita fuori casa, ma neanche tanto fuori casa, e confermerà l’intenzione di “andare avanti cercando la giusta mediazione in Parlamento perché l’Italia non può più attendere”.
Il debutto di Renzi al Meeting avviene quindi in un momento di discussioni molto esplicite e di turbolenza nei rapporti tra potere laico e magistero della Chiesa. Lo scorso anno, per tornare sulla scena dopo la pausa estiva, il premier aveva preferito il raduno nazionale scout a San Rossore disertando il Meeting di Rimini. Adesso però molte cose sono cambiate e Renzi ha scelto di rispondere positivamente all’invito, pur sapendo che in alcuni punti il terreno potrebbe essere scivoloso. Ma ragioni di opportunità hanno avuto la meglio. Come dimostra anche la presidenza di cinque ministri: Graziano Delrio, Gian Luca Galletti, Pier Carlo Padoan, Paolo Gentiloni e Maurizio Martina.
La campagna di settembre insomma è cominciata. Ma il Vietnam che Renzi dovrà affrontare non sembra trovarsi a Rimini, visto che la sinistra del Pd e l’aula incandescente del Senato sono situate altrove.
Sara Ferranti