Rimini. I medici incrociano le braccia Rabbia e reclami in corsia

dottori«SCUSI, ma il medico dov’è?». Se lo sono chiesti in tanti ieri, mentre i camici bianchi incrociavano le braccia aderendo allo sciopero nazionale. La mediazione trovata dal governo in extremis, che ha aperto la porta a nuove assunzioni, non ha fatto desistere i sindacati. Nell’Ausl riminese ha aderito allo sciopero il 10% circa dei medici in servizio, 33 dottori, spiegano dalla Cgil.
«Un risultato oltre le aspettative – dice Elisabetta Morolli, per il sindacato -. In passato non si erano registrati numeri di queste dimensioni. E va tenuto in conto il fatto che il governo ha approvato, a ridosso della data, un emendamento che, almeno in teoria apre la porta a nuove assunzioni».
Durante la giornata di ieri sono saltate svariate visite. E ci sono stati cittadini che non si sono accontentati di imprecare rivolti al cielo, ma hanno formalizzato la propria rabbia agli sportelli dell’Ausl, per il mancato servizio. Solo nella mattinata, i reclami sono stati una decina, spiegano dall’Azienda.
Lo sciopero ha coinvolto tutti i turni lungo la giornata, fino alla notte appena trascorsa. Il dato percentuale sulle adesioni potrebbe apparire basso, ma va tenuto in conto che per legge devono essere garantiti i servizi minimi per le emergenze, che all’incirca vedono impegnato un numero di medici paragonabile a quanto accade in un giorno festivo.
La prova di forza dei medici c’è stata e potrebbe non essere l’unica. I sindacati a livello nazionale hanno già parlato dell’ipotesi di uno sciopero di 48 ore a gennaio se il governo non metterà mano al problema delle assunzioni. Il nodo sta nel numero ridotto dei camici bianchi che obbliga a turni di lavoro massacranti, lamentano i sindacati. «La sentenza della comunità europea – spiega la Morolli – cita il diritto al riposo, imponendo uno stop di almeno 11 ore tra un turno e l’altro».
Per rendere possibile una simile turnazione servono nuove assunzioni, dicono i medici. Il governo ha aperto, su questo fronte, a nuovi contratti, ma ha rimandato il costo alle Regioni. Di fatto, lamentano dalla Cgil, «i soldi non ci sono», quindi «non c’è alcuna base certa per le nuove assunzioni» anche nel riminese. «Soprattutto oggi, per garantire i servizi, servono nuovi assunti». Senza garanzie sulle nuove entrate nelle Aziende sanitarie, i medici torneranno a incrociare le braccia.