Il fronte delle associazioni riminesi serra i ranghi e chiama a raccolta la cittadinanza in vista della manifestazione nazionale di sabato prossimo, 28 febbraio. Al centro della protesta c’è la ferma opposizione al disegno di legge a firma della senatrice Giulia Bongiorno, una riforma che, secondo i promotori, rischia di far arretrare le tutele per le vittime di violenza sessuale.
La rete locale in trasferta
A promuovere l’iniziativa è un’ampia coalizione che comprende la Cgil di Rimini, AntidiscRIMINIazioniODV, Arcigay Rimini Alan Turing, Coordinamento Donne Rimini, l’associazione Dire Uomo e Rompi il Silenzio. Le diverse realtà hanno organizzato un pullman per raggiungere Piazza della Repubblica a Roma, luogo del concentramento, con l’obiettivo di ribadire che la libertà femminile non può divenire merce di scambio politico.
La questione del consenso
Il nodo cruciale della contestazione riguarda la proposta di modifica dell’articolo 609 bis del Codice penale. Secondo quanto spiegato dai rappresentanti sindacali, il nuovo testo legislativo minaccia di spostare l’asse del processo: non più l’accertamento di un consenso autentico, ma la necessità per la vittima di dover dimostrare di aver opposto una resistenza fisica o di aver pronunciato un rifiuto manifesto.
Il rischio della colpevolizzazione
Le associazioni sottolineano come questa impostazione ignori pericolosamente il fenomeno del “freezing”, ovvero lo stato di congelamento e shock che spesso paralizza chi subisce un abuso, impedendo reazioni fisiche. Questa visione, sostengono gli organizzatori, finirebbe per colpevolizzare chi subisce la violenza anziché garantire la necessaria protezione legale. Per contrastare quella che definiscono una deriva verso una società sempre più disuguale, le realtà riminesi hanno quindi deciso di portare fisicamente la loro voce nella Capitale.












