Rimini, moda in caduta libera: l’allarme di Zanzini tra chiusure e importazioni cinesi

È un grido d’allarme quello che si leva dal comparto moda regionale, stretto in una morsa che rischia di soffocare definitivamente il commercio di vicinato e la filiera produttiva. Giammaria Zanzini, presidente di Federazione Moda Italia Confcommercio Emilia-Romagna, ha tracciato un bilancio drammatico della situazione attuale, definendo il mercato in vera e propria caduta libera. Nonostante il riconoscimento per le risorse stanziate dalla Regione, l’associazione di categoria evidenzia come i palliativi non siano più sufficienti di fronte a una crisi strutturale.

I dati emersi durante il Tavolo regionale permanente sono impietosi: produzione in calo, export in sofferenza e intere province che registrano flessioni a doppia cifra. Tra le zone più colpite spicca proprio Rimini, insieme a Piacenza, Ferrara e Modena. A preoccupare è soprattutto l’analisi dei flussi commerciali: nei primi sei mesi del 2025, il valore delle importazioni ha toccato i 5,3 miliardi di euro. Di questi, due terzi provengono da paesi extra-UE, con la Cina che da sola copre quasi un quinto dell’intero import. Secondo Zanzini, questa dinamica sta erodendo la base del sistema, ovvero i negozi di prossimità, senza i quali non può reggere nemmeno la manifattura locale.

Di fronte a questo scenario, la Federazione chiede interventi coraggiosi che vadano oltre i semplici bandi. Il presidente ha sottolineato la necessità di istituire un “Garante del Piccolo Commercio”, una figura pensata per tutelare i negozianti tessili tradizionali, ormai sempre più rari ma essenziali per la tenuta sociale delle città. Parallelamente, si lavora a un regolamento regionale sugli outlet: un documento con dati e proposte concrete verrà presentato entro febbraio all’assessora competente, con l’obiettivo di stabilire regole certe contro la concorrenza sleale e i modelli distributivi che schiacciano le microimprese.

La conta dei danni, intanto, prosegue. Nel solo terzo trimestre del 2025, l’Emilia-Romagna ha visto la chiusura di altre 67 imprese, quasi tutte artigiane, mentre le saracinesche dei negozi al dettaglio di abbigliamento e calzature continuano ad abbassarsi inesorabilmente. La soluzione proposta da Zanzini passa per un nuovo “Patto di filiera” che ricostruisca il legame spezzato tra produzione, agenti di commercio e distribuzione finale. Senza una filiera coesa, ha concluso il presidente, la moda emiliano-romagnola non avrà la forza per affrontare la competizione globale e difendere la propria identità.