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SULLA vicenda interviene anche l’Ausl, per chiarire alcune circostanze. «Va in primo luogo precisato – scrivono in un comunicato – che, come ampiamente riportato in letteratura scientifica, i neonati pretermine sono soggetti a essere colpiti da specifici batteri (principalmente klebsiella, enterobacter e citrobacter) e questo avviene comunemente in tutti i reparti di Terapia intensiva neonatale. Si tratta di casi ‘attesi’, è infatti attivo un apposito sistema di monitoraggio che consente la loro diagnosi e l’attivazione di terapie adeguate, e al momento non vi sono pazienti ricoverati colpiti da tali batteri. Per quanto attiene al caso specifico del neonato deceduto, in attesa dell’autopsia e fermo restando che l’Azienda garantirà la massima collaborazione agli enti preposti, va precisato che le sue condizioni erano purtroppo già molto critiche al momento del parto, avvenuto alla 25° settimana in emergenza. Il piccino, gravemente sottopeso (800 grammi) ha subito manifestato emorragia cerebrale, è sempre stato tenuto in vita attraverso ventilazione meccanica e le sue condizioni non sono mai migliorate». (…)
Il Resto del Carlino