«La nostra è una piccola frazione che ha poco più di duemila residenti, e ci sono da 15 anni due nuclei famigliari di nomadi, in roulotte, nelle microaree di via Casalini, al confine con Verucchio. Non ce ne servono altri: siamo pronti a tornare sulle barricate, di qui non passeranno!» Corpolò non crede alle mezze smentite dei capigruppo di maggioranza, e scalda i motori in caso venga confermata l’individuazione di via Cupa per ospitare una o due delle undici famiglie di sinti che saranno distribuite in varie zone del territorio dopo lo smantellamento del campo nomadi di via Islanda. Le ‘barricate’ evocate da un nutrito gruppo di cittadini sono quelle della storica rivolta del 2001, quando diversi residenti prima occuparono la Marecchiese e poi ‘invasero’ piazza Cavour per protestare contro la decisione di collocare una famiglia nomade nella frazione. «Corpolò ha già dato – dicono in coro una ventina di persone –, tra l’altro a queste sei o sette persone presenti tutto l’anno in estate se ne aggiungono molte altre, parenti e amici». «In ogni caso non è piazzandone altri in un campo – insistono Ilario Manfroni, Luciano Pavesi, Ilario Teodorani e Giancarlo Angeli – che si va verso la loro integrazione, come sostiene il Comune». Dalle parti di via Cupa c’è un lotto di proprietà di una famiglia nomade, che vi ha abitato in roulotte fino al trasferimento in via Casalini. Tra le ipotesi allo studio da parte della Commissione comunale quella di utilizzare quel terreno. Nella stessa strada ci sono altri appezzamenti, uno di proprietà della Diocesi. «Abbiamo lottato 15 anni fa, siamo pronti a rifare la battaglia da capo», tuona Giovanni Pironi, consigliere comunale di maggioranza (Pd). «Distribuire i 43 sinti sul territorio è il contrario dell’integrazione – sostiene Nicola Marcello, consigliere di Forza Italia – meglio una New Town in via Islanda, che va mantenuta mettendo a norma quel campo: trasferire famiglie e bambini nomadi nel nulla non è integrazione. E poi costerà allacciare acqua, luce gas e servizi». Matteo Zoccarato (Lega) attacca: «Oltre il danno pure la beffa. La richiesta di contributo in conto capitale avanzata dal Comune per il superamento del campo di via Islanda è stata rigettata dalla Regione poiché ritenuta incompleta e non definitiva nell’individuazione degli spazi comunali da adibire a microaree. Chi paga il conto, visto che la Regione stanzia solo metà dei soldi necessari, 70mila euro?». Il capogruppo Pd Enrico Piccari annuncia: «le nuove aree saranno definite entro marzo». Il Resto del Carlino
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