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La rete di giovanissimi si stendeva da Rimini fino al Pesarese, e l’inchiesta madre si è divisa in diversi filoni. Ma nell’avviso conclusioni indagini appena arrivato, il magistrato sottolinea come alcune ‘condotte’ siano ancora in corso. Minorenni che continuano a buttare la loro adolescenza per ottenere il ‘giocattolo’ per cui spasimano in quel momento. Indifferenti al prezzo che devono pagare.
L’indagine è sempre rimasta riservata, ma gli investigatori hanno sentito decine di persone, fatto centinaia di intercettazioni telefoniche e riprese ambientali. Come quelle effettuate nel parcheggio a ridosso del tribunale di Rimini, dove sono stati registrati gli incontri sessuali tra i minorenni e i clienti. Sono stati anche recuperati molti degli sms con cui questi li contattavano, e le proposte più frequenti erano quelle di ubriacarsi insieme facendo sesso e consumando droga. Tra le persone indagate c’è anche una 23enne riminese, difesa dall’avvocato Massimiliano Orrù, accusata di sfruttare l’allora fidanzato, d.j. in una nota discoteca della riviera, al quale, dicono, faceva pressioni per avere più clienti, affinchè potesse soddisfare i suoi capricci. Che fosse comprarsi un abito o una borsa. Tra le vittime, ci sono anche due fratelli residenti a Pesaro, che non arrivano nemmeno a 17 anni, circuiti da quello che viene considerato come uno dei principali protagonisti del ‘traffico’. Un pesarese, di 37 anni, che avrebbe contattato moltissimi ragazzini, alcuni dei quali gli avrebbero risposto picche. Ma per quanti rifiutavano, altrettanti accettavano l’«avventura», e gli inquirenti non hanno ancora quantificato esattamente quanti minorenni siano stati coinvolti. Gli investigatori non pensano a un unico ‘cervello’, ma, come accade spesso in questi casi, a un passaparola tra habituè. I compensi in denaro arrivavano anche fino a 150 euro a prestazione, a cui aggiungevano quasi sempre una ricarica telefonica. Il Resto del Carlino
L’indagine è sempre rimasta riservata, ma gli investigatori hanno sentito decine di persone, fatto centinaia di intercettazioni telefoniche e riprese ambientali. Come quelle effettuate nel parcheggio a ridosso del tribunale di Rimini, dove sono stati registrati gli incontri sessuali tra i minorenni e i clienti. Sono stati anche recuperati molti degli sms con cui questi li contattavano, e le proposte più frequenti erano quelle di ubriacarsi insieme facendo sesso e consumando droga. Tra le persone indagate c’è anche una 23enne riminese, difesa dall’avvocato Massimiliano Orrù, accusata di sfruttare l’allora fidanzato, d.j. in una nota discoteca della riviera, al quale, dicono, faceva pressioni per avere più clienti, affinchè potesse soddisfare i suoi capricci. Che fosse comprarsi un abito o una borsa. Tra le vittime, ci sono anche due fratelli residenti a Pesaro, che non arrivano nemmeno a 17 anni, circuiti da quello che viene considerato come uno dei principali protagonisti del ‘traffico’. Un pesarese, di 37 anni, che avrebbe contattato moltissimi ragazzini, alcuni dei quali gli avrebbero risposto picche. Ma per quanti rifiutavano, altrettanti accettavano l’«avventura», e gli inquirenti non hanno ancora quantificato esattamente quanti minorenni siano stati coinvolti. Gli investigatori non pensano a un unico ‘cervello’, ma, come accade spesso in questi casi, a un passaparola tra habituè. I compensi in denaro arrivavano anche fino a 150 euro a prestazione, a cui aggiungevano quasi sempre una ricarica telefonica. Il Resto del Carlino