«Ci sono alberghi, come l’hotel Evelyn, dove sono stipati settanta profughi mentre la capienza massima risulta per quarantatré persone. Ci sono alberghi, come l’hotel Panda, che ospitano i profughi anche oggi nonostante non vengano rispettate le normative sull’obbligo del riscaldamento dopo il 15 ottobre. Invitiamo chi di dovere a procedere con controlli rigorosi e provvedimenti relativi». Va giù dura la presidente dell’Associazione albergatori, Patrizia Rinaldis, appena tornata dall’ormai consueta ‘vacanza solidale’ in Cambogia («Sono stata là a lavorare perché restino nella loro terra ed evitare che aumentino i profughi da noi», sorride). «L’Ausl vieta a tutte le strutture ricettive – prosegue – l’apertura dopo metà ottobre se manca il riscaldamento sia negli ambienti comuni che in tutte le stanze, e non solo, anche nei bagni». «Altrimenti terrei aperto anche il mio – esemplifica Rinaldis – mentre non mi hanno mai dato, proprio per questo, l’autorizzazione all’apertura invernale o autunnale». Rinaldis parla anche di alberghi fuori norma riguardo alla capacità di accoglienza, che lavorano coi profughi, che avrebbero avuto il via libera sulla legge antincendio utilizzando l’escamotage di piazzare due persone in stanze la cui metratura, secondo la legge, è per una singola. «Noi chiediamo con forza che i profughi vengano ospitati in strutture al di fuori dalla fascia turistica – conclude la presidente dell’Aia –. Ma in caso vengano ospitati in alberghi che sono all’interno della fascia turistica, questi devono rispettare le leggi e le normative come tutti gli altri». Il tema era stato sollevato su queste colonne dal vicepresidente Aia Gianmario Ferrari. Il Comune l’ha subito raccolto, annunciando un giro di vite su chi non rispetta regole e disposizioni.
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