E’ INDAFFARATA quando risponde al telefono Claudia (nome di fantasia, per tutelare il suo anonimato). È lei la 27enne brianzola che ha dichiarato di aver subito violenza sessuale la notte fra il 15 ed il 16 agosto sulla spiaggia di Rimini. La sua testimonianza, chiara e precisa, è stata decisiva per il fermo di un ‘giovane di colore e con le treccine, con l’accento piemontese’. E Claudia, due lavori e la passione per la musica, ha anche riconosciuto, attraverso le foto, in Massow Seck, 27 anni, il suo aggressore.
Come sta ,Claudia, adesso?
«Sto cercando di riprendere in mano la mia vita, piano, piano. Non è facile dopo una simile esperienza».
Quando ha saputo che la task force allestita dalla Polizia di Rimini aveva catturato il suo presunto stupratore?
«L’ho saputo alle 2,30 di notte, fra mercoledì e giovedì. Era la Polizia di Monza che mi chiamava per avvertirmi che la mattina dopo mi sarei dovuta presentare in commissariato per il riconoscimento di un ragazzo di colore».
E quando ha visto la foto di Seck che cosa ha provato?
«L’ho riconosciuto subito, ho impiegato un secondo a dire: è lui».
Le è venuto da piangere?
«Le lacrime no, non mi piace mostrare i miei sentimenti. Mi ha percorso un brivido di freddo ed ho rivissuto tutto».
Riesce a dormire da quella notte?
«Meno del solito, mi sento molto agitata».
Ha mai sognato la sua violenza?«Sì, un incubo ricorrente. I primi due giorni dopo il fatto mi sentivo inebetita, ora so che devo andare avanti. Passo dei momenti che voglio stare da sola, non amo la compagnia adesso. E penso. Penso a quello che mi è accaduto».
Come sono andate le cose, Claudia?
«Io ero in vacanza a Torre Pedrera con mia madre. Vado in quella pensione da quando avevo quattro anni. Insieme a due ragazzi che avevo conosciuto in hotel siamo andati a Rimini. Saranno state le due quando siamo arrivati. Poi, all’improvviso, li ho persi di vista e ho iniziato a sentirmi agitata. Mi si è avvicinato un ragazzo di colore con le treccine, parlava come me, era molto gentile. Ha cercato di aiutarmi a ritrovare i miei amici. All’improvviso tutto è cambiato».
Che cosa è successo?
«Mi ha detto che cosa ci guadagno a stare con te. Voglio fare sesso con te. Io sono scoppiata in lacrime, l’ho pregato di non farmi male, ma lui è andato avanti e mi ha violentato».
Che cosa ha pensato in quei momenti?
«Ho temuto che mi ammazzasse. Dentro di me, dicevo se urlo, lui mi stringe le mani al collo e mi soffoca. Non potevo fuggire, lui mi aveva chiuso tra le cabine e le panche. Ho scelto di vivere. Tra un rapporto sessuale violento e la morte, ho scelto la vita. Mi dicevo, resisti, speriamo che finisca tutto in fretta».
Perché si è fidata di quel ragazzo?
«Perché sembrava a posto, parlava come me, non sembrava uno sbandato. È il cruccio più grande che ho e non so per quanto tempo non me lo perdonerò. Mi sono fidata della persona sbagliata e ne pago le conseguenze».
Che cosa prova per Seck, odio rancore?
«Non sono quel tipo di persona, non provo nè odio nè rancore perché giustizia è stata fatta. Lo hanno preso. Mi ha fatto una cosa terribile, che mi porterò sempre dietro, ma so che pagherà».
Che cosa spera?«Spero che si possa rendere conto che la violenza sulle donne è un atto meschino, adesso in carcere avrà il tempo di riflettere».
Cambierà il suo atteggiamento verso le persone di colore?
«Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Gli stupratori non hanno colore».
Tornerà a Rimini?
«Non ci ho ancora pensato. Dovrò venirci per il processo».
Il Resto del Carlino