Riceviamo e pubblichiamo:
Spett. GIORNALESM,
un vostro articolo del 3 aprile u.s.
https://giornalesm.com/rimini-
accusa ProVita & Famiglia e l’Ass. San Michele Arcangelo, di mentire e
discriminare attraverso certi manifesti, censurati dalla Giunta comunale
di Rimini e dalla Ravenna Entrate Spa, che invitavano il Governo a
seguire l’esempio di Trump il quale intende impedire la “mutilazione dei
giovani causata dall’ideologia gender”.
Sembra che il vostro portale – come l’Amministrazione in questione –
ignori che le cosiddette “terapie per l’affermazione di genere”, cioè
per il “cambiamento di sesso”, sono al centro di un dibattito
scientifico internazionale che ha posto seri dubbi sulla loro efficacia
nell’aiutare le persone che soffrono per disforia. Anzi. I Paesi del
Nord Europa e diversi Stati federati americani, molto prima delle
elezioni di Trump, le hanno messe seriamente in discussione, soprattutto
alla luce delle cause intentate contro le cliniche “di genere” dai
“detransitioner” come Luka Hein – che ProVita & Famiglia ha portato in
giro per l’Italia a dare la sua dolorosa testimonianza: giovani che
hanno subito danni psico-fisici gravi e irrimediabili. I tanti che non
hanno la forza di “detransizionare” vivono una vita disperata: Joshua E
Lewis, et al., Examining gender-specific mental health risks after
gender-affirming surgery: a national database study, in The Journal of
Sexual Medicine, 2025;, qdaf026, https://doi.org/10.1093/jsxmed
è solo uno degli ultimi tra i tanti studi scientifici (conoscerete
senz’altro il celebre “Cass Report”) che rilevano come sia molto più
facile il suicidio dopo la transizione che prima. E lo scandalo dei
“Wpath files” è solo una delle più evidenti prove della mala fede dei
professionisti del “cambiamento di sesso” che in ossequio a una
ideologia priva di qualsiasi fondamento scientifico hanno rovinato
migliaia di giovani.
Una discriminazione ingiusta e dolorosa, perciò, è perpetrata non dai
manifesti di ProVita & Famiglia, ma da chi vuole nascondere queste
evidenze a persone fragili, sofferenti, che vengono ingannate facendo
loro credere di essere nate nel corpo sbagliato.
Inoltre, il Comune di Rimini e la Ravenna Entrate Spa calpestano il
diritto alla libertà di manifestazione di pensiero e parola sancito
dall’art. 21 Cost. Non ci sorprende.
Già nel 2020, a Rimini, avevano censurato dei manifesti di ProVita &
Famiglia tesi alla tutela della salute delle donne con argomentazioni
illiberali, pretestuose ed ideologiche, avallate da giudici che
pervicacemente ed erroneamente continuano ad applicare alle campagne di
utilità sociale di ProVita & Famiglia norme destinate alle pubblicità
commerciali, ignorando sfacciatamente le decisioni della Corte
costituzionale che considera tali manifesti come espressione della
libertà di stampa, con la tutela rafforzata ai sensi dei commi 2 e
seguenti dell’art. 21 Cost., il che rende illegittima la censura da
parte delle pubbliche amministrazioni.
Parafrasando il Grande Fratello di Orwell («la pace è guerra, la libertà
è schiavitù, l’ignoranza è forza») è evidente che secondo molti, giudici
e politici compresi, oggi la censura è libertà.
Prof. Francesca Romana Poleggi, direttivo ProVita & Famiglia
per il Comitato Prolife Insieme
www.prolifeinsieme.it