“Ripristinare sovranità italiana”. Esplode caso del Monte Bianco

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  • Nel passato l’annessione unilaterale compiuta da uno Stato di un territorio, seppur poco esteso, avrebbe portato alla guerra due Paesi. Oggi, per fortuna, la situazione è diversa. Le armi tacciono mentre a divampare sono le polemiche. Nella Ue si è creata una frattura tra Italia e Francia per la questione Monte Bianco. E le conseguenze possono essere imprevedibili, soprattutto perché ora saranno coinvolte le istituzioni europee.

    “Di fronte all’atto unilaterale delle autorità francesi che nelle loro cartografie hanno annesso alla Francia la vetta del Monte Bianco e alcune aree adiacenti, chiediamo che i vertici dell’Unione Europea intervengano. La vicenda sollevata dal Capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Francesco Lollobrigida, che ha correttamente richiamato il governo Conte a difendere la sovranità del territorio italiano, non può lasciare inerti i vertici di Consiglio e Commissione europea”. È quanto dichiara in una nota il capodelegazione di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza.

    Il tema è delicato e si aggiunge alle tensioni tra il nostro Paese ed i cugini transalpini sul tema dei migranti. La cima del Monte Bianco a chi appartiene? I confini tra Italia e Francia nella zona del massiccio sono da tempo oggetto di una controversia internazionale riguardante la stessa cima del monte e la zona del Colle del Gigante – Punta Helbronner, di rilievo per l’Italia come punto di arrivo della funivia proveniente da Courmayeur e come sito dello storico rifugio Torino. Politica ed economica si intrecciano.

    Secondo un accordo del 1860, la sovranità di Punta Helbronner era stata concessa al nostro Paese. Questo nonostante storicamente essa appartenesse alla contea della Savoia passata alla Francia nell’ambito dei trattati risalenti all’unità d’Italia. Ma ciò ai francesi non è mai andata a genio. E così ora i comuni transalpini di Chamonix e St. Gervais hanno unilateralmente modificato i propri confini, facendo ricadere il rifugio Torino all’interno del territorio francese.

    La situazione è venuta alla luce nel giugno del 2019, quando le autorità transalpine hanno vietato l’atterraggio in parapendio in tutta la zona. A rendere pubblica la vicenda è stato un articolo su Libero, in cui si fa presente come i francesi riscuotano adesso tutti i proventi degli impianti di risalita e delle stazioni sciistiche della zona. In sostanza, gli accordi del 1860 sono divenuti carta straccia. La Francia unilateralmente si è annessa un pezzo di Val d’Aosta. L’attenzione su quanto compiuto dai “cugini” d’oltralpe la si è dovuta solo dopo un’interrogazione presentata dal deputato di Fdi, Francesco Lollobrigida. Nel documento è stato chiesto al presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri in che modo si stava affrontando la vicende “per conoscere quali iniziative intendessero intraprendere per tutelare l’interesse nazionale e la sovranità dello Stato italiano nelle aree del Monte Bianco per supportare le istituzioni territoriali coinvolte nella gestione dei problemi amministrativi ed economici relativi alle attività turistiche, sportive ed alpinistiche che si svolgono in quelle zone nevralgiche per l’accesso al massiccio e alla vetta del Monte Bianco; per giungere alla definitiva risoluzione di un contenzioso diplomatico che si trascina ormai da oltre 70 anni, durante i quali l’Italia ha sempre subito le iniziative unilaterali ed arbitrarie delle autorità francesi”.

    Lo scorso 12 ottobre è stato il sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ivan Scalfarotto, a rispondere, a nome dell’esecutivo: “Il governo tramite l’ambasciata a Parigi ha subito proceduto a rappresentare formalmente e con fermezza alle autorità francesi, la tradizionale posizione italiana riguardo ai confini”. Ma Parigi si è fatta beffe di noi. Per il governo transalpino quell’intesa del 1860 non rappresenta ad oggi una base giuridica di rilievo e di conseguenza i provvedimenti dei comuni francesi si inseriscono nel contesto di una disputa internazionale non ancora risolta.

    La questione non può finire qui. Nel documento, il capodelegazione di Fdi, Carlo Fidanza ha ricordato che “il rispetto delle sovranità territoriali degli Stati membri, la cooperazione transfrontaliera e i rapporti di vicinato sono tra i fondamenti dell’Unione e non possono essere violati unilateralmente da uno Stato membro senza che l’Ue intervenga”.

    L’esponente del partito della Meloni ha garantito che “la delegazione di Fratelli d’Italia-ECR al Parlamento Europeo ha indirizzato una lettera alla presidente della Commissione Ue Von der Leyen e al presidente del Consiglio Michel. Mentre si aspetta Bruxelles, i comuni francesi si tengono rifugio Torino e i soldi proventi delle attività della zona. Un doppio smacco per l’Italia.



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