Rivolta dei sindaci di sinistra per boicottare il dl Sicurezza

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Leoluca Orlando sospende il decreto. Con lui De Magistris e Nardella. Salvini: “Il sindaco di Palermo lavori invece di disobbedire”.

Chi si somiglia si piglia, dice il proverbio. E Leoluca Orlando, Dario Nardella, Mimmo Lucano, Luigi De Magistris e Marco Alessandrini di certo condividono l’area politica di riferimento.

A sinistra il decreto Sicurezza, scritto da Salvini e convertito in legge (legge!) dal Parlamento, ha creato tanta orticaria da scatenare le più diverse reazioni (allergiche) dei politici di turno. Proteste, lamentele, scontri verbali. Fino all’atto di “disobbedienza” del sindaco di Palermo, che stamattina ha annunciato di aver “sospeso” l’applicazione del decreto Immigrazione nella sua città.

Una vera e propria sfida al ministro dell’Interno. “È disumana e criminogena”, ha detto il sindaco palermitano dopo aver inviato una circolare all’ufficio Anagrafe per ottenere chiarimenti sui “profili giuridici anagrafici” derivanti dall’applicazione della norma. Il dl prevede infatti che alla scadenza del permesso di soggiorno umanitario i migranti non possano iscriversi all’anagrafe, con tutto il corollario di conseguenze. Orlando non è d’accordo e così, in attesa delle valutazioni dell’ufficio dell’anagrafe, ha impartito “la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica“.

Per Salvini l’uscita del prode Leoluca altro non è che “disobbedienza” alle “leggi sull’immigrazione approvate dal Parlamento”, dunque illegittima. E mentre il diretto interessato replica invitando a smetterla “di dire che chi applica i diritti è un eversivo”, c’è chi si chiede se basta essere di sinistra poter cercare in ogni modo di aggirare una norma. “Non c’è nessun atto di disobbedienza civile – prova a spiegare Orlando – ho agito da sindaco. È un atto di adempimento dei miei doveri istituzionali perché un’amministrazione che applica la legge che viola diritti umani è responsabile di quella violazione”.

Sul carro del disobbediente di turno sono subito saliti altri sindaci e politici di sinistra pronti a contrastare Salvini. Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e candidato alla guida del Pd, si è detto “vicino” a Orlando. Mimmo Lucano è “d’accordo” col primo cittadino di Palermo. E Luigi De Magistris a Repubblica ha rivendicato di aver già “schierato la mia città dalla parte dei diritti” sulla questione dell’iscrizione all’anagrafe. Tutti insieme appassionatamente.

“È gravissimo”, li incalza Salvini al Gr1, “È un torto ai tanti palermitani è napoletani che hanno problemi veri, reali e quotidiani. Ne risponderanno personalmente, legalmente, penalmente e civilmente perchè è una legge dello Stato che mette ordine e regole”.

Ma cercano una scappatoia anche Dario Nardella a Firenze, Marco Alessandrini a Pescara e Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria. Il primo promette di cercare “in modo legale” una soluzione per i migranti che verranno espulsi per effetto del dl Sicurezza. Il secondo “studierà” la scelta di Orlando vista la “situazione in cui noi sindaci ci troviamo per le scelte criminogene, sul piano dei diritti, fatte da Matteo Salvini“. Il terzo, invece, “mai” applicherà “norme che vanno contro i principi costituzionali e di accoglienza”. È la rivolta delle sinistre fasce tricolori.

Il Giornale.it

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