Lunedì 12 ottobre il sindaco, Ignazio Marino, formalizzerà le sue dimissioni annunciate ieri seraalle 19.30 al termine di una lunga e convulsa giornata in cui si sono rincorse voci e s’è fatto sempre più insistente il pressing del Pd. Sotto attacco per le spese istituzionali, adesso prova a resistere ancora qualche giorno ma dopo il weekend formalizzerà le sue dimissioni consegnandole nelle mani della presidente dell’Assemblea capitolina, Valeria Baglio. Così protocollate lunedì prossimo, Marino potrebbe ritirarle fino al primo novembre, dal 2 decadrebbe. “Ieri era scosso, oggi ci è sembrato invece sereno e operativo – ha riferito l’assessore al Patrimonio di Roma Alessandra Cattoi parlando di Marino – Ci ha detto ‘devo prendermi un po’ di tempo perché ho bisogno di staccare’, e questo potrebbe voler dire semplicemente anche prendersi in questi venti giorni un po’ di riposo nel week end visto che da più di due anni lavoriamo tutti i giorni”.
La giornata in Campidoglio. Oggi Roma, dopo circa due anni e mezzo, si è svegliata “senza sindaco”. Il primo cittadino questa mattina si è recato in Campidoglio passando dall’ingresso secondario con una scorta raddoppiata. “Sto molto bene – ha poi detto ai cronisti accalcati in piazza – vado a celebrare un matrimonio”. Poi nel pomeriggio una lunga riunione con gli assessori per mettere in fila i provvedimenti da chiudere entro venti giorni. Tre gli assenti: il vicesindaco Marco Causi e gli assessori Stefano Esposito e Luigina Di Liegro, ovvero i tre che ieri avevano annunciato la volontà di lasciare, tutti new entry dell’ultimorimpasto di luglio. Sul tavolo diversi atti, tra cui il Giubileo che inizierà l’8 dicembre.
Inizia l’era del dopo-Marino. Rimarrà sì in carica ancora venti giorni ma per svolgere attività di ordinaria amministrazione. Eppure nella sua lettera d’addio indirizzata ai romani si è lasciato una via d’uscita, una sorta di ultima sfidacontenuta in quelle righe: “Le dimissioni possono essere ritirate entro 20 giorni”. Una frase che apre scenari da qui al 1 novembre, quando le sue dimissioni diventeranno esecutive, facendo così scattare la procedura di scioglimento del Consiglio comunale. Ma l’assessore capitolino alla Legalità Alfonso Sabella commenta: “Marino è abbastanza intelligente da sapere che venti giorni non cambiano nulla”. Il vicesindaco Causi aggiunge: “Le ‘condizioni’ che hanno determinato questo atto di sfiducia non credo possano cambiare in venti giorni”.
E il presidente e commissario del Pd a Roma Matteo Orfini in un’intervista a “Repubblica” gela: “Tra venti giorni ci sarà il commissario. Neanche prendo in considerazione altre ipotesi”. Poi ai microfoni del Tg1 aggiunge: “Ho provato in tutti i modi a dare una mano a Marino, ma negli ultimi mesi si è rotto definitivamente il rapporto di fiducia con la città e con l’ultimo episodio, quello delle spese per le cene, anche il rapporto con il Pd. Oggi di tutto dobbiamo parlare fuorché di come affronteremo le elezioni quando ci saranno. Dobbiamo invece garantire i trasporti, le pulizie di strade e parchi, e tutti i problemi di una grande città. Abbiamo il dovere di garantire la soluzione dei problemi dei romani: insieme al governo lo faremo nei prossimi mesi”. La lotta alla mafia? “La garanzia è il Pd”, conclude Orfini.
Più tardi si fa sentire anche il premier. In una risposta alle domande della sua rubrica del sabato sull’Unità Renzi rompe il silenzio sulle vicende capitoline: “Credo che al punto in cui eravamo non ci fossero più alternative. E dunque credo che Ignazio Marino abbia fatto bene a dimettersi. Adesso chi vuole bene a Roma la smetta con le polemiche e con le divisioni: ho fatto il sindaco e so che ai cittadini interessa che si sistemino le strade e i giardini, non le liti tra correnti. Come governo faremo tutto il possibile perché il Giubileo sia un successo. Del resto, quando abbiamo confermato Expo, nonostante tutti ci suggerissero il contrario, non ci credeva nessuno, ma adesso i risultati parlano chiaro. Sono convinto che faremo lo stesso anche con il Giubileo”.
IL MESSAGGERO