Roma. “Noi li prendiamo ma poi escono subito.” Il carabiniere: una beffa per lo Stato

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  • carabinieri-arresto-121«LA SINTESI è questa: 37 anni per la strada e tutte le volte che ho arrestato qualcuno il giorno dopo era già fuori». Sebastiano Leone è in pensione da un anno ma rivendica con orgoglio la sua vita al servizio dell’Arma. «Ho fatto il mestiere più bello del mondo», dice.
    L’ha fatto al Nucleo Radiomobile dei carabinieri in Toscana e questo non l’ha messo al riparo dai furti (due volte dentro la sua casa di Capraia Fiorentina) o nell’auto. Ma quello che ha visto in tanto tempo di servizio va ben oltre. Premette: «Chi deve operare ha paura. Ormai le cose stanno così: uno si chiede se valga la pena oppure sia meglio arrivare a sirene spiegate che, intanto, quelli scappano».
    Ma perché, paura di che cosa?
    «Vedo il ladro che scappa, lo rincorro, lo piglio con la refurtiva in mano e poi c’è chi mi viene a chiedere con tono accusatorio: ‘Ma perché l’hai arrestato?’. Vai in tribunale e sembra che l’imputato sia tu. Se uno fa resistenza e cerchi di bloccarlo finisci sotto accusa perché dice che l’hai picchiato. Il tuo operato si mette in dubbio».
    Magari, poi, chiedono pure i danni come avvenuto per quei due a cui aveva sparato il robivecchi, Ermes Mattielli. Doveva ridare 135.000 euro e c’è morto d’infarto..
    «A me per essermi spaccato una costola durante l’arresto di due spacciatori mi hanno dato mille euro. È chiaro che c’è qualcosa che non torna. Nessuno tocca Caino perché poi te lo fanno pagare per bene».
    È intervenuto tante volte per rapine in casa. Quanto dolore?
    «Non mi ci sono mai abituato a ritrovarmi davanti persone spaventate, umiliate, in lacrime. Un uomo, non lo posso dimenticare, l’avevano fatto inginocchiare davanti alla moglie puntandogli un cacciavite alla gola».
    Scene di orrore puro…
    «Un altro, a Cerreto. L’avevano spaccato di legnate e poi, tutto nudo, l’avevano legato ad una sedia con il fil di ferro. Era massacrato e quando siamo arrivati abbiamo cominciato a levargli il fil di ferro dalla carne. E tutto questo per cento euro. Lui non faceva che raccontare: ‘Mi sono svegliato con una luce negli occhi e non ho capito più niente. Mi sono visto passare la vita davanti agli occhi’».
    I più feroci sono gli stranieri?
    «Sono cattivi, molto cattivi. Le organizzazioni dei georgiani, dei russi, dei romeni. Secondo me ci sono molti ex militari o paramilitari che adottano tecniche di guerra. Estremamente pericolosi».
    Capaci di ogni tipo di violenza
    «E quando entrano nelle case dove ci sono donne… Molte non denunciano per vergogna. Ma noi ci rendiamo conto, quando interveniamo, che ci sono state violenze che non vengono riferite. Non c’è tutela per il cittadino onesto».
    La Stampa