LA MANOVRA avanza. Ma il clima intorno al provvedimento economico non si rasserena. Ieri il commissario alla spending review, Roberto Perotti, ha fatto sapere di essersi dimesso dall’incarico. In televisione, intervistato all’‘Erba dei vicini’, ha spiegato i motivi del passo indietro, mostrando insoddisfazione per i tagli fatti dal governo Renzi. Perotti, infatti, ha ammesso: «Non mi sentivo molto utile in questo momento». Il professore ed economista della Bocconi ha ufficialmente rassegnato le dimissioni sabato scorso. Da settembre 2014 era consigliere economico del premier Matteo Renzi e lavorava alla revisione della spesa pubblica assieme al commissario Yoram Gutgeld.
E MENTRE L’OCSE promuove il Jobs Act e rivede al rialzo, sia pure di poco, le stime di crescita del Pil italian (all’1,4 nel 2016 e 2017), la manovra è alla vigilia della doppia prova del Senato e di Bruxelles. Se, sul primo fronte, governo, maggioranza e opposizioni sono pronti alla battaglia all’ultimo emendamento – col faro puntato su Sud, casa, pensioni e contanti –, su quello della Commissione Ue il ministro Padoan, dopo gli incontri con i commissari Pierre Moscovici (Affari economici) e Valdis Dombrovskis (Euro), si mostra ottimista sul via libera alla legge di Stabilità. Anche se rimane in bilico il verdetto sulla flessibilità legata alla vicenda immigrati, una partita da 3,2 miliardi.
Al Senato, intanto, tutto è pronto per la grande sfida sulla manovra in Commissione Bilancio. La prima scrematura degli oltre 3.500 emendamenti è fissata per oggi. Dopodiché saranno formalizzate le proposte a firma del governo, poche e relative esclusivamente a temi non affrontati già dai senatori. Riguardo al contante, molti gruppi (Minoranza Pd, Sel, M5S) vorrebbero riportarlo a mille euro e altri (Lega, Fi) chiedono invece di elevarlo anche oltre i diecimila. Il governo rimane fermo sui 3mila. Sul dossier previdenza, invece, il capogruppo Pd in commissione, Giorgio Santini, insiste sull’introduzione del prestito pensionistico (che anticipa soldi ai disoccupati anziani), mentre l’ex ministro Sacconi punta su un riordino delle misure di flessibilità già esistenti. L’esecutivo, però, vuole rinviare tutta la partita al 2016. Solo l’anticipazione di un anno dell’aumento della
no tax area per i pensionati potrebbe incassare il via libera di governo e Parlamento. Novità anche sul fronte dell’Agenzia delle Entrate: il Pd prepara una sanatoria per ridare funzioni e stipendi precedenti ai circa 800 dirigenti declassati dalla sentenza della Consulta perchè promossi senza concorso. Proprio ieri, poi, la Cassazione ha confermato la validità degli atti firmati da loro mentre erano in carica, evitando una lunga catena di possibili ricorsi.
SE L’ARCHITETTURA della Tasi è destinata a restare invariata, i ritocchi non mancano. C’è un accordo bipartisan per introdurre uno sconto (con un tetto dell’aliquota al 4 per mille) su Imu e Tasi, per chi decide di affittare a canone concordato. Si lavora alla possibilità di esentare dal pagamento della Tasi sulla prima casa anche i coniugi separati, proprietari dell’abitazione lasciata all’ex. Se, infatti, un padre o una madre separati andassero a vivere in affitto altrove spostando la residenza, dovrebbero pagare Tasi e Imu sulla casa d’origine, in quanto diventerebbe seconda abitazione: così si corregge la stortura. Non è escluso, infine, l’ok alla proposta di esentare le seconde case date in comodato d’uso ai parenti di primo grado. Per le imprese del Mezzogiorno, in campo maxi ammortamenti del 160% (anziché del 140%) degli investimenti in beni strumentali e un rafforzamento sgravi per le assunzioni, dal 40 al 100%.