Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente iniziano a farsi sentire anche sul tessuto produttivo romagnolo. Come reso noto da Legacoop Romagna in un comunicato diffuso oggi, a poche ore dall’avvio dei bombardamenti americani in Iran, l’economia locale ha iniziato a subire i primi contraccolpi, con ripercussioni immediate su imprese agricole, industriali e di logistica.
L’interdizione assoluta del mare del Golfo Persico e il blocco totale dello Stretto di Hormuz hanno già determinato il fermo dei container dell’ortofrutta romagnola, in particolare kiwi e mele destinati all’Arabia Saudita e ai paesi limitrofi. Il rischio immediato è il deperimento della merce, ma è già forte anche la preoccupazione per le spedizioni programmate nelle prossime settimane.
Nel settore vitivinicolo si registra un blocco, per ora solo parziale, degli ordini e dei contratti commerciali. Sono immediatamente ferme le trattative e le richieste di offerte relativamente alle produzioni metalmeccaniche e industriali, in particolare da parte di committenti di Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar. Le aziende arabe hanno motivato la sospensione con l’attesa degli sviluppi del conflitto, ma senza fornire alcuna garanzia alle cooperative romagnole sui tempi di ripresa.
Diffusa anche la preoccupazione per l’aumento dei costi energetici, un fenomeno in buona parte speculativo ma che già tre o quattro anni fa, prima a causa del Covid e poi della crisi di Suez, mise in ginocchio i conti di tante imprese anche solide. I primi segnali arrivano dalle cooperative di autotrasportatori e non lasciano ben sperare: il prezzo del gas è schizzato a +40%, cui si lega immediatamente il costo dell’energia, mentre il petrolio ha registrato un aumento del +10%. A questi rincari si aggiunge lo spauracchio di un problematico approvvigionamento, timore che si è già diffuso tra le imprese del territorio.
Per fronteggiare la situazione, Legacoop Romagna ha creato un’apposita task force che, attraverso il proprio Centro Studi, continuerà a monitorare l’evoluzione della crisi. L’organizzazione associa 352 cooperative nelle province di Forli-Cesena, Ravenna e Rimini, che complessivamente sviluppano un valore della produzione pari a 8 miliardi di euro e occupano più di 28mila lavoratori. I soci sono oltre 320mila.












