La cronaca recente ci ricorda, con drammatica puntualità, quanto il territorio italiano e romagnolo in particolare siano esposti al rischio sismico. Una fragilità geologica che non è certo una novità dei tempi moderni: sfogliando le pagine della storia locale e le antiche cronache, emerge una lunga e tormentata sequenza di eventi tellurici che hanno segnato la Romagna fin dall’anno Mille.
Uno degli episodi più significativi risale all’estate del 1483 a Forlì. In quell’anno, la città fu flagellata da uno sciame sismico iniziato nella notte di San Lorenzo e culminato l’11 agosto con una scossa devastante. Le testimonianze raccolte dal sismologo Mario Baratta all’inizio del Novecento descrivono un evento di tale potenza da far rintoccare autonomamente le campane delle chiese. I danni furono ingenti: il pinnacolo di San Mercuriale si spaccò, il chiostro di San Francesco crollò parzialmente e numerose abitazioni subirono lesioni. La paura fu tale da spingere i signori della città, Girolamo Riario e Caterina Sforza, ad abbandonare il Palazzo del Comune per rifugiarsi in una tenda allestita nel cortile della Rocca di Ravaldino, dove rimasero fino al termine dell’emergenza, cercando nel frattempo di tranquillizzare la popolazione con processioni religiose.
Spostandosi verso l’Emilia, le cronache registrano un altro periodo terribile tra la fine del 1504 e l’inizio del 1505, con epicentro presunto a Bologna. Una serie di scosse violente, protrattesi per tutto il mese di gennaio, costrinse i cittadini a vivere accampati in orti e giardini. Qualche decennio più tardi, nel 1570, fu la volta di Ferrara: un sisma distrusse gran parte della città estense, obbligando anche la potente famiglia d’Este a dormire all’aperto per mesi. Un evento che ebbe ripercussioni anche a Mirandola, dove il crollo di una torre seppellì i beni preziosi di Lucrezia Pico, vedova di Pino III Ordelaffi, signore di Forlì.
La storia sismica romagnola sembra seguire una inquietante ciclicità, quasi secolare: date come il 1688, il 1781 e il 1870 sono ricordate per eventi che hanno squassato le terre di Romagna causando crolli e distruzione.
Avvicinandoci all’epoca contemporanea, resta indelebile nella memoria collettiva il terremoto del 1918, che devastò l’Appennino romagnolo colpendo duramente centri come Santa Sofia, Sarsina e Bagno di Romagna. Una scia di dolore che arriva fino alla storia recente, con le scosse che nel maggio e giugno del 2012 hanno ferito l’Emilia, causando 27 vittime e danni incalcolabili al tessuto produttivo e sociale, ricordandoci ancora una volta la necessità di convivere consapevolmente con la natura del nostro territorio.











