San Marinio. Elezioni 2019. Ma il curriculum? … di Paolo Forcellini

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  • Riceviamo e pubblichiamo

    Paolo Forcellini

    Sono stati in questi giorni resi noti i candidati delle sette formazioni politiche che parteciperanno alla prossima tornata elettorale e che cercheranno di assicurarsi una poltrona in C.G.G. Moltissime le nuove entry list per lo più giovani, diverse le conferme fra le quali non mancano alcuni dinosauri che sono sopravvissuti a quella meteorite che immancabilmente colpisce prima o poi tutti i politici. Quanto previsto nella legge elettorale, per ogni candidato è stato accostato l’anno di nascita e la sua dichiarazione dei redditi, che ha suscitato molta curiosità fra i cittadini. Dichiarazioni che vanno da cifre decisamente invidiabili sino allo zero assoluto. Dati che comunque, a parte soddisfare la curiosità, non danno alcuna motivazione per poter ritenere se un candidato, qualora non sia stato protagonista in legislature passate, possa essere considerato un buon politico tanto da meritare una preferenza sulla scheda, oppure un capitò dell’ultimo momento. Ecco allora la necessità di dover mettere a disposizione degli elettori anche un curriculum dal quale possa emergere se vi sia esperienza del candidato soprattutto tramite l’illustrazione di un suo percorso politico che chiarisca la sua prima discesa in campo, in quale partito ha iniziato la propria attività, quali le cariche conferitegli nel medesimo, eventuali altre partecipazioni a competizioni elettorali ed eventuali incarichi istituzionali assunti. Ogni altro elemento apportato solo per rendere più corposo il curriculum stesso non è di nessuna utilità ed interesse per la valutazione finale, se non a puro titolo informativo. Dagli elenchi pubblicati si evince che i 288 candidati sono così suddivisi: 61% di genere Maschile e 39% di genere Femminile a conferma di come a San Marino si stia ormai affermando la parità dei diritti fra uomo e donna. Interessanti poi sono i dati sull’investimento economico che i singoli partiti o movimenti si accingono ad impegnare per la loro campagna elettorale. Secondo notizie provenienti da un organo d’informazione della Repubblica gli investimenti dei singoli partiti per la campagna elettorale andranno da un massimo di 80 mila € a 2 mila € (quest’ultimi raccolti con autotassazione degli aderenti) a conferma di come siano cambiati i tempi e il modo di svolgere la propria campagna elettorale. Sono ormai un ricordo i costosi investimenti dei partiti per l’organizzazione di voli, di allestimenti di viaggi per navi, di pernottamenti in Hotel della riviera che favorivano il rientro in patria dei nostri concittadini emigrati all’estero perché anche loro potessero esercitare il diritto di voto. Altri tempi……

    (Paolo Forcellini)