San Marino. Aerei fantasma con targa sammarinese. Come l’Iran ha usato il nostro registro per aggirare l’embargo. L’inchiesta del Corriere.it

Un Boeing 737 di trentaquattro anni decolla da Mascate, in Oman, con una matricola sammarinese, T7-HRA, e sparisce non appena entra nello spazio aereo iraniano. Il transponder si spegne e l’aereo non esiste più, almeno per i sistemi di tracciamento internazionali.

Riapparirà, se riapparirà, con una sigla iraniana e la livrea di una compagnia locale. È successo il 4 settembre 2025. Non è stato un caso isolato.
Lo ricostruisce oggi il Corriere della Sera in un’inchiesta firmata da Leonard Berberi: per anni le compagnie aeree iraniane hanno aggirato l’embargo occidentale, che vieta la vendita di jet e ricambi a Teheran, usando registri di comodo in Paesi dove le sanzioni americane non arrivano o non possono essere applicate. Tra questi paesi figura San Marino. Non come complice. Come vittima di una frode sistematica.
Il meccanismo è documentato. I velivoli venivano immatricolati con codici T7, il prefisso sammarinese, attraverso documentazione falsificata, mai rilasciata dalla nostra Autorità per l’aviazione civile.

Ottenuta la copertura di un registro occidentale, più credibile di quelli africani tradizionalmente usati per queste operazioni, gli aerei completavano il trasferimento verso l’Iran e venivano reiscritti con sigle nazionali EP. Un MD-83 registrato T7-AKR è ricomparso a Teheran con la sigla EP-TZC e i colori di Ata Airlines. Identità azzerata, aereo assorbito nella flotta iraniana.
Quando non bastava San Marino, si usavano Madagascar, Comore, Bermuda, Burundi, Nigeria, Congo, Burkina Faso, Mali.
Nelle scorse settimane ha notificato formalmente all’ICAO — l’agenzia ONU per l’aviazione civile — che cinque aeromobili, identificati dai codici T7-AKR, T7-FRI, T7-HMD, T7-HRA e T7-TNA, operano con documenti di registrazione falsificati. La comunicazione è esplicita: quei documenti non sono validi, non sono stati rilasciati da San Marino, non corrispondono ad alcuna registrazione legale nel registro nazionale degli aeromobili. Agli Stati membri dell’ICAO è stato chiesto di mettere a terra immediatamente qualsiasi velivolo di quell’elenco trovato sul proprio territorio.
È una mossa corretta e necessaria. Ma arriva dopo anni in cui il prefisso T7 è stato usato impunemente come schermo. Il problema reputazionale non si esaurisce con una notifica all’ICAO: San Marino, pur essendo estraneo alla frode, rischia di figurare nei radar americani come registro compromesso. La blacklist USA in materia di sanzioni aeronautiche non distingue sempre tra complicità e negligenza.
Con il conflitto aperto tra Iran, Israele e Stati Uniti — e l’aviazione civile iraniana ferma al suolo dal 28 febbraio — il flusso si è interrotto. Ma chi conosce le dinamiche del settore avverte: finita la guerra, il meccanismo ripartirà. Stessi intermediari, stesse rotte opache, stesse immatricolazioni fasulle. A meno che i registri usati come copertura non vengano blindati prima.
San Marino ha fatto la sua parte denunciando la frode. Resta da capire se il governo abbia già avviato un’interlocuzione diretta con Washington e se la questione sia stata portata all’attenzione del Consiglio Grande e Generale. Sono domande che meritano risposta pubblica, non solo una notifica in codice all’ICAO.