San Marino, affitti cari e case inaccessibili: il decreto emergenza va rivisto – di Maurizio Tamagnini

Affitti da stipendio: lo dicono i conti e lo ripetono le testimonianze della popolazione. Se il decreto emergenza casa doveva essere “un inizio” ma non produce risultati, allora va rivisto subito.

In uno dei gruppi sammarinesi più seguiti su Facebook, dove ogni giorno la gente fa domande e cerca soluzioni pratiche, è comparso un messaggio che in poche ore ha raccolto tante reazioni. Non mi sono stupito: un lavoratore ha raccontato, senza filtri, cosa significa oggi provare a stare in piedi tra affitto, spese e vita quotidiana. Sotto, commento dopo commento, è emersa una realtà che riguarda molte più persone di quanto si voglia ammettere. C’è chi è nella stessa situazione, chi ci è vicino e chi è già oltre il limite.

Il punto centrale, oltre al caro spesa, è il prezzo dell’indipendenza. Avere un tetto, stabilità e la possibilità di costruire il proprio futuro sono motivazioni che ho sempre indicato. Oggi a San Marino l’affitto, per troppa gente, è diventato il problema numero uno. Si parla di cifre che si avvicinano a uno stipendio e in diversi casi superano i mille euro anche per piccoli appartamenti. Questo non è un “mercato che funziona”, siamo in un meccanismo che schiaccia chi lavora. Ma è normale che, dopo una giornata lavorativa, una persona debba anche cercarsi un secondo o addirittura un terzo lavoro solo per reggere le spese? Qua stiamo parlando di sopravvivenza. Poi ci si riempie la bocca di denatalità, ma ditemelo voi, che siete più esperti: con questi costi, con questa precarietà e con questo livello di stress, chi costruisce un futuro?

Non si può continuare a far finta di niente. Com’è possibile che, dopo tutto il lavoro fatto e annunciato sul decreto emergenza casa, non si vedano ancora risposte nette, utili e percepibili? È stato scritto “emergenza” sulla legge, ma emergenza non è una parola da usare e poi mettere in pausa. Se è emergenza, ci devono essere tempi chiari, strumenti chiari ed effetti chiari. Altrimenti resta solo un titolo. O è emergenza o non lo è.

C’è poi un altro punto che va detto, perché tutti lo vedono anche se molti fanno finta di niente. Si parla di un “piano strategico” per l’abitare, ma a mio parere è meglio un nuovo Piano Regolatore, scritto in modo che non lasci spazio a interpretazioni. Anche le abitazioni nuove che entreranno presto nel mercato hanno prezzi elevati. Bene aumentare l’offerta, ma se i valori restano fuori portata, il problema non si risolve. E allora la domanda è: per chi sono accessibili queste case? Per chi le stiamo costruendo? Per chi guadagna cifre “normali”, queste soluzioni sono una risposta reale o sono solo vetrina?

Stiamo costruendo palazzine, sì, ma per quale fascia di persone? A San Marino, oggi, la sensazione è che ci siano più cittadini in difficoltà che cittadini “benestanti”. Lo dimostra un fatto che sta diventando sempre più comune: gente che esce dal territorio per trovare un alloggio a condizioni sostenibili. È normale? L’ho detto più volte. Ragionate: è giusto che un sammarinese nato e cresciuto qui, con generazioni alle spalle, debba andare fuori territorio per potersi permettere un tetto? Mentre accade questo, come vengono verificati i requisiti e l’effettiva presenza sul territorio nelle diverse forme di residenza?

Maurizio Tamagnini