Dall’Esecutivo due decreti ad hoc. Incentivi per chi finanzia le imprese in difficoltà, proroga di un anno agli ammortizzatori per i quasi pensionati.
Sul Salva imprese la maggioranza ‘corregge’ il governo: niente garanzia dello Stato per chi concede crediti.
Doppio intervento normativo in favore di aziende e lavoratori in difficoltà.
Così il segretario al Lavoro Iro Belluzzi e il governo stanno cercando in questi giorni di sopperire alla crisi che ancora attanaglia buona parte dell’economia sammarinese.
La norma emanata più recentemente è il Decreto – Legge 3 luglio 2015 n.106 “Misure urgenti per la soluzione dello stato di crisi temporanea delle imprese”. Si tratta in linea di principio del così detto decreto Salva imprese che il Congresso di Stato ha avuto modo di annunciare diverse settimane fa, anche se gli aiuti previsti sono completamente diversi rispetto a quelli che erano stati prospettati.
Il decreto infatti non introduce la garanzia dello Stato ai prestiti delle aziende in panne bensì va a modificare la legge sulle società e in particolare i termini sulla moratoria per le imprese, incentivando in buona sostanza i finanziamenti dati dagli istituti di credito in favore di chi necessità di un intervento per non fallire.
“Preservare l’impresa e l’occupazione – scrive Belluzzi nella relazione al decreto – consente di evitare il ricorso a strumenti di ammortizzazione sociale. Evitare il fallimento di un’impresa per impossibilità
di accedere ad ulteriori linee di credito negate, dal ceto bancario, per il rischio di ricadere, in caso di fallimento, tra i creditori chirografi o comunque nello stesso ordine di quei crediti sorti prima dello stato di crisi temporanea autorizzato dal Commissario della Legge, è una limitazione alla quale si intende dare risposta”.
Una risposta data attraverso il decreto-legge, quindi con immediata applicazione, per soddisfare “necessità e urgenza di contribuire a scongiurare il pericolo di chiusura di aziende, soprattutto quelle con forte impatto occupazionale, dando loro un immediato strumento, che rafforza la moratoria prevista dall’art. 114 della Legge sulle Società”.
Dei 3 articoli della norma il più importante è il secondo. “In deroga alle regole generali sulla gradualità dei crediti sorti antecedentemente all’ammissione dello stato di moratoria – scrive il segretario- e conseguentemente alla procedura concorsuale, stabilisce che l’apporto e il sostegno dato dalle banche, all’impresa ammessa allo stato di crisi temporanea, viene “premiato” introducendo la prededuzione del credito stesso, salvaguardando comunque la gradualità di creditori quali i dipendenti e lo Stato”.
In pratica chi presta dei soldi evitando la chiusura dell’azienda diventa il primo creditore in caso di procedura concorsuale, superando anche i dipendenti e lo Stato.
“Il governo aveva presentato un progetto che interveniva in maniera più completa” – commenta a Tribuna un Belluzzi amareggiato – ma la maggioranza non ha accettato che lo Stato si facesse garante con
le banche per i prestiti concessi alle imprese in crisi. Una mossa che, assicura il segretario, “non avrebbe impegnato soldi dello Stato”.
L’altra norma anti crisi emanata in questi giorni è il Decreto – Legge 30 giugno 2015 n.97 “Interventi urgenti in materia di lavoro, ammortizzatori sociali e di trattamento previdenziale anticipato”.
Si tratta in buona sostanza della proroga di 12 mesi degli ammortizzatori sociali straordinari introdotti nel maggio 2013 e in scadenza il 30 giugno di quest’anno. Nel dettaglio i primi articoli prevedono la proroga della disoccupazione straordinaria ma esclusivamente in favore dei soggetti in possesso dei requisiti per l’accesso al trattamento previdenziale anticipato, anch’esso prorogato di 12 mesi. “È una formula che ha funzionato – commenta il segretario al Lavoro – e che in tante situazioni ha consentito comunque di raggiungere l’età pensionabile”.
Viene poi data la possibilità di svolgere lavori socialmente utili anche ai disoccupati che percepiscono Indennità economica speciale e Disoccupazione.
Viene quindi allungata di 6 mesi la durata degli accordi aziendali di solidarietà esistenti “che in numerosi casi – scrive Belluzzi nella relazione – è risultato assai efficace”. Inoltre le imprese con più di 100 dipendenti potranno utilizzare l’accordo di solidarietà senza la necessità di effettuare prima la cassa integrazione e per un massimo
di 24 mesi. Questo comporta “un notevole risparmio economico” per il Fondo ammortizzatori sociali.
Un altro aspetto introdotto è l’accesso agli ammortizzatori sociali anche per i lavoratori che risultano essere soci della società di cui sono dipendenti, con una partecipazione pari o inferiore all’1%.
Infine l’ultimo articolo introduce la sospensione della richiesta di nominativa fino al 30 giugno 2016 “qualora l’Ufficio del Lavoro – recita l’articolo- riscontri la presenza di lavoratori iscritti in possesso delle stesse caratteristiche professionali richieste che abbiano compiuto o superato i 50 anni di età, nel qual caso, i predetti lavoratori hanno la precedenza nell’avvio al lavoro presso l’azienda che intende effettuare l’assunzione”.
“Questa misura – scrive il segretario nella relazione al decreto – è volta a tutelare coloro che, usciti dal mercato del lavoro trovano estrema difficoltà a rientrarci”, che oggi sono circa 140.
“Dal 2012 – scrive ancora Belluzzi nella relazione – il governo ha dovuto fronteggiare una crisi economica mai sperimentata nei decenni precedenti, che ha avuto come conseguenza più dolorosa la chiusura di numerose imprese e la perdita di centinaia di posti di lavoro”, portando il tasso di disoccupazione “al limite della sostenibilità”. Di qui l’impegno del governo di “assicurare ai cittadini il sostegno necessario per poter fronteggiare dignitosamente gli effetti della crisi”.
In ogni caso il governo assicura anche si adopererà per “ridefinire l’intera disciplina delle misure di sostegno al reddito” di chi resta senza lavoro, “tendendo conto del complessivo assetto del welfare, delle potenziali “leve” di carattere fiscale – scrive ancora il segretario – e della necessità di introduzione dell’indicatore dello stato economico delle famiglie, al fine di un utilizzo maggiormente finalizzato delle risorse esistenti”.
Davide Giardi, La Tribuna