Una gemma architettonica di marmi lucidi là dove erano secolari rocce e vegetazione selvaggia. Una nota audace nel panorama. Così riportavano i giornali del 1950 quando il Kursaal fu inaugurato, ripescati dall’architetto Leo Marino Morganti. Il quale, invitato per il finissage della mostra The RSM Biennials, ha proposto un vero e proprio omaggio storico alla struttura che l’ha ospitata in questi mesi.
Le scelte architettoniche, il contesto paesaggistico, la prossimità al cuore istituzionale dell’antica Repubblica, decretarono il successo immediato del Kursaal, nonostante le critiche che l’hanno sempre circondato. Leo Marino Morganti comincia dall’inizio, ripercorrendo quella voglia di casinò che sempre ha contraddistinto i governi sammarinesi, addirittura già dai tempi dell’unificazione italiana, quando le relazioni bilaterali divennero questione quotidiana. Il caso di Palamede Malpeli, che autorizzò uno straniero ad aprire un casinò ricorrendo ad un falso, è piuttosto noto grazie al libro di Verter Casali.
Tra alti e bassi, contenziosi e opportunità di varia natura, passò la Prima Guerra Mondiale, la crisi economica, e poi la Seconda Guerra Mondiale, che lasciò San Marino in assoluta povertà. La situazione era resa ancor più difficile a causa dei cattivi rapporti con l’esterno, perché a San Marino c’era un governo comunista in un contesto europeo filoamericano. A un certo punto, la classe dirigente individuò nella casa da gioco il mezzo per rilanciare un’economia inesistente. Una prima esperienza in questo senso venne realizzata al Bellevue, poi nel teatro Titano. Ma ci voleva qualcosa di più professionale.
Morganti racconta che, in quel momento, c’erano tantissimi aspiranti investitori, perché San Marino era uno Stato indipendente e la burocrazia ridotta al minimo. Il governo dell’epoca indisse una sorta di gara d’appalto, vinta da una società genovese, la quale affidò l’incarico ad un’altra ditta, che a sua volta chiamò l’architetto Giuseppe Crosa di Vergagni, autore di opere di grande prestigio, ma inviso a molti perché aveva lavorato per il governo fascista.
Tutti gli atti della trattativa sono conservati presso l’Archivio di Stato e il dato saliente è che il governo sammarinese firmò una convenzione molto vantaggiosa per la Repubblica, cosa che non si è mai più ripetuta nelle tantissime convenzioni dei decenni seguenti. Il progetto per il Kursaal fu rapidissimo, realizzato in un anno. Del resto, anche per l’Ara dei Volontari ci vollero appena 6 mesi. Oggi, con mezzi e strumenti ben più efficaci, queste tempistiche sono impensabili.
Per il Kursaal lavorò una vera legione di operai e tecnici che, con forte entusiasmo e importanti motivazioni realizzò un parallelepipedo molto equilibrato, non banale, ma con un equilibrio e simmetrie che dovevano rispondere a problemi sismici, di cui evidentemente i professionisti avevano precisa consapevolezza. Scelte ardite ed eleganti anche per gli interni, con solai alti fino a 7 metri, sale da gioco, ma anche per spettacoli lirici e teatrali, sala da ballo, parcheggi e servizi molto all’avanguardia. Le sue performances furono così alte che, nel primo anno di attività, il governo riuscì a pagare tutti gli stipendi.
Forse questo fu il problema più grosso, perché si scatenarono le contromosse politiche in tale misura che nel 1951 il Ministro degli Interni Mario Scelba ordinò un blocco dei confini durato due anni. Il Kursaal fu chiuso, poi riaperto negli anni ’60 per feste danzanti e, negli anni a seguire, per ospitare iniziative di altissimo prestigio come le Biennali d’arte, le rassegne di film d’essai, le personali dei maggiori artisti di quel tempo, come Emilio Vedova, Mario Merz, Achille Perilli. Anche in questo caso, non si è mai capito perché progetti di tale caratura siano improvvisamente scomparsi. Alla fine degli anni ’90 si rese necessario un importante progetto di ristrutturazione e di rinnovamento dei servizi per destinare la struttura alla politica congressuale. A firmarlo, fu l’architetto Gianfranco Valentini.
“La rassegna The RSM Biennials rilancia con forza la valenza del Kursaal” sottolinea la casa d’arte La Maison de la petite Sara, organizzatrice della rassegna pittorica dedicata a 8 autori sammarinesi, curata da Giuseppe Maria Morganti. È proprio grazie ad iniziative come questa e a tutte le attività che le sono girate intorno, che il mondo culturale sammarinese ha avuto modo di apprezzare gli autori locali ma anche una struttura bellissima, tuttora capace di infinite possibilità. Un’idea condivisa dall’accalorata ovazione di tutto il pubblico presente.