Intervento Consigliere Alessandro Mancini – Comma Comunicazioni – 15 marzo 2022
Eccellenze,
Consiglieri,
la pubblicazione della sentenza del procedimento penale denominato “Conto Mazzini” era inevitabilmente attesa.
Il Partito Socialista con l’approccio garantista che da sempre lo contraddistingue – ritiene che l’atteggiamento rispetto a questa complessa vicenda debba essere ponderato, rigoroso ma soprattutto scevro da strumentalizzazioni e di letture politiche di parte.
Le valutazioni da “tifoseria” su atti relativi ai procedimenti penali sono, non solo fuorvianti, ma ci allontanano dal ruolo istituzionale che ci hanno assegnato gli elettori, pur nella doverosa consapevolezza dell’impatto mediatico e degli effetti suscitati – in questi anni – nella cittadinanza.
Il nostro auspicio è che – grazie al lavoro svolto dal Governo e dalla direzione del Tribunale da parte del Prof. Giovanni Canzio – si possa aprire finalmente una nuova fase: garantire autonomia della giustizia e uno Stato di diritto pieno, differentemente da quanto avvenuto nel recente passato.
Ripristinando non solo un corretto e sereno equilibrio, tra i poteri fondamentali dello Stato, ma soprattutto nel rapporto tra “politica e giustizia”.
Mi si permetta, poi, una riflessione.
Non è la prima volta, negli ultimi dieci anni, che – anche se per motivi diversi gli uni dagli altri – si perpetua l’ormai antico rito (ma pur sempre comodo a seconda delle posizioni di parte) della condanna “a priori”.
Si tratta di un rito che, consentitemelo, ha fatto comodo a tutti e alla stragrande maggioranza delle forze politiche presenti in quest’aula.
La condanna “preventiva” si è, infatti, rivelata uno strumento utile a distruggere carriere e vite personali e, nel contempo, a lanciarne verso il successo altre.
Lungi da me, oggi, ripercorrere quanto accaduto nell’ultimo decennio.
Perché, oltre ad andare fuori tema, si metterebbe in moto una riflessione che poco si addice a quanto contestato dalla minoranza.
Però, in questi anni, la pulsione – scolasticamente definita giustizialista – ha sempre prevalso su tutto e tutti.
E, parliamoci chiaro, ha fatto comodo a tutti: nessuno escluso.
Basterebbe ripercorre le cronache consigliari, ma anche i fatti recenti, per vedere come il “fuoco fatuo” del mettere all’indice il proprio avversario politico abbia trovato ampi spazi di manovra in quest’aula.
Diciamo, quindi, che sul tema del rispetto reciproco, di una moderna e matura dialettica – non parlo di garantismo o stato di diritto – ancora dobbiamo imparare molto.
Eccellenze,
Colleghi Consiglieri,
se – da una parte – vi sono stati atteggiamenti poco consoni con il momento che vive – da altro un anno – la nostra comunità – dall’altra parte vi sono state prese di posizione pubbliche che definire, tirate per i capelli, è pari ad un eufemismo.
Le prime, purtroppo, viziate da una scarsa capacità di lettura di quel che sta vivendo e subendo, a causa della pandemia, la nostra comunità-
Le seconde mosse, invece, dalla tentazione – sia pure comprensibile – di dare comunque una spallata sono parse un po’ troppo – diciamo così – ardite.
Ma se, oggi, pensassimo che il perimetro su cui si sono mossi i fatti oggetto di tanto clamore faremmo un ennesimo errore di valutazione.
Cerchiamo di capire, a prescindere da chi ne abbia cavalcato le tensioni, le reazioni da parte della cittadinanza.
Da quelle più esplicite a quelle più composte.
Soffermandoci, specialmente, su queste ultime.
Non è che il silenzio, da parte della stragrande maggioranza dei cittadini, debba essere letto alla stregua di indifferenza.
Cerchiamo di essere un minimo seri, onesti e soprattutto corretti altrimenti si rischia di incorrere in nuove scivolate.
Grazie