San Marino. Ali Turki chi? Interviene il Commissario Bonfatti (articolo completo)

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Sido Bonfatti: “L’istituto non ha titolo di avere alcuna preoccupazione perché banca Cis e l’imprenditore saudita Turki sono praticamente due estranei. Non c’è traccia in banca dell’acconto dei 15milioni di euro che avrebbe versato per l’acquisto di Cis. Si fa riferimento ad un aumento di capitale che tuttavia non può essere messo in alcuna relazione con l’acconto di Turki. La banca ha ricevuto quei soldi dai soci e non ha idea dell’origine di quella provvista”.

Ha destato parecchio clamore la notizia della citazione dell’imprenditore saudita Ali Turki che si è rivolto al Tribunale di Rimini, dove è fissata un’udienza per la prossima primavera, chiamando in causa non solo i soci di maggioranza dell’ex Cis, Guidi e Grandoni ma anche la banca che ne ha presto il posto, banca nazionale sammarinese. Ne abbiamo così parlato con il commissario dell’istituto, Sido Bonfatti.

Professore, è preoccupato per questa citazione?
“L’istituto non ha titolo di avere alcuna preoccupazione perché banca Cis e l’imprenditore saudita Turki sono praticamente due estranei. Non c’è traccia in banca dell’acconto dei 15milioni di euro che avrebbe versato per l’acquisto di Cis. Si fa riferimento ad un aumento di capitale che tuttavia non può essere messo in alcuna relazione con l’acconto di Turki. La banca ha ricevuto quei soldi dai soci e non ha idea dell’origine di quella provvista. La legge impone che il denaro venga tracciato in entrata e non in uscita quando l’onere dell’adeguata verifica è rivolto unicamente alla correttezza della causale. In questo caso sono entrati dei soldi che i soci possono anche aver trasferito da conti in altre banche (dunque con provvista già ‘investigata’) in relazione all’aumento di capitale”.

Passando alla legge cosiddetta ‘salvabanche’, cosa risponde alle critiche del Fondo monetario internazionale?

Non condivido quelle critiche, il Fmi dovrebbe considerare il pericolo di instabilità con conseguente perdita di fiducia, lo Stato di San Marino è troppo piccolo per potersi permettere che si diffonda tale preoccupazione”.

Numeri e dati alla mano, quanto costerà allo Stato questo ‘salvataggio’?
“Volendo esser realistici, non si può affermare che i recuperi dei crediti che sono stati ceduti andranno a coprire il deficit registrato, ritengo tuttavia che essi non saranno banali o figurativi. Pensiamo soltanto al fatto che gli esponenti della banca erano tenuti ad avere delle coperture assicurative. Per non parlare delle azioni di responsabilità che vengono avviate proprio da banca nazionale sammarinese”.

Si è parlato molto anche nella recente sessione del Consiglio Grande e Generale di un grande debitore della banca sulle cui tracce non sarebbe difficile mettersi, visto che pare viva a San Marino.

“Le confermo che è un fatto ben noto dove viva questa persona, il problema è semmai legato alla presenza o meno di proprietà aggredibili”.

Tornando sulle azioni di responsabilità, sempre in Consiglio una forza politica ha provato a seminare il dubbio che la decisione di estendere la disciplina dei dissesti anche alla banche avrebbe potuto far correre il rischio di possibili futuri ricorsi.

“Ho letto il resoconto dei lavori consiliari, si è discussa una norma di interpretazione autentica che estende la disciplina dei dissesti anche alle banche, cosa assolutamente ovvia in Italia, si tratta di un principio di diritto positivo”.

Può dirci infine lo stato dell’arte del processo di migrazione dei conti?
“Tutto procede bene, alcuni correntisti si sono già visti accreditare le somme fino a 100mila euro. Non c’è alcun ostacolo operativo, le banche hanno una lista di persone da contattare ogni giorno e sulla base di quella lista avviene la migrazione dei conti”.

REPUBBLICASM

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