• Screenshot
  • San Marino. Altre indiscrezioni sul tentativo di suicidio di Davide Mularoni ai Cappuccini.

    carcere cappucciniDrammatico episodio nella notte tra venerdì e sabato nel carcere dei Cappuccini. Davide Mularoni, uno dei due ex ispettori del Servizio di igiene ambientale condannati in via definitiva a 5 anni di reclusione per corruzione nella vicenda delle mazzette sui cantieri Fincapital, ha tentato di togliersi la vita nella propria cella.

    Da quanto emerge l’episodio è accaduto poco prima della mezzanotte. Mularoni ha utilizzato il cavo dell’antenna del proprio televisore tentando di impiccarsi ad una trave. Per fortuna le guardie carcerarie si sono accorte dalle telecamere di sorveglianza di ciò che stava accadendo e sono riuscite ad intervenire in tempo.

    Mularoni non è stato trasportato in pronto soccorso ma è stato visitato in carcere da un medico verso le 2 di notte e poi di nuovo nel pomeriggio di ieri ed ha riscontrato ferite non gravi al collo e ad una mano.

    I famigliari sono stati avvisati dell’episodio soltanto ieri verso le 13 dall’avvocato Alessandro Petrillo, che insieme all’avvocato Tania Ercolani difende sia Mularoni che l’altro ex ispettore Paolo Berardi. Petrillo a sua volta ha scoperto del fatto telefonando in carcere ieri mattina per rincuorarsi sulle condizioni psicologiche dei propri assistiti.

    Per capire meglio le motivazioni dietro l’insano gesto occorre fare un passo indietro.

    Mularoni e Berardi sono in carcere dal 13 gennaio di quest’anno e dopo qualche mese hanno dato forti segnali di malessere psicofisico. Gli avvocati difensori hanno quindi richiesto una perizia al noto psichiatria e psicoterapeuta Cosimo Argentieri che ha certificato il grave stato di salute mentale dei due.

    Di qui la richiesta dei legali, il 18 aprile, per affidare i due agli arresti domiciliari.

    Per tutta risposta il Commissario della Legge ha richiesto il giorno dopo una seconda perizia affidando l’incarico al direttore del reparto di Salute mentale dell’Iss Francesco Berti.

    Ad un mese di distanza agli avvocati difensori è arrivata una nuova comunicazione in cui il giudice Roberto Battaglino, accogliendo la richiesta del Procuratore del Fisco, ha comunicato la decisione di sostituire il dottor Berti con l’anconetano prof. Marco Ricci Messori.

    Il Procuratore del Fisco ha motivato la sua richiesta datata 20 maggio sostenendo che “appare opportuno, per la delicatezza del caso e per le conseguenze che potrebbero esserci (in caso di riconoscimento di infermità) che il dott. Francesco Berti sia sostituito e dunque che il perito d’ufficio sia scelto tra professionisti, dotati di indubbia esperienza e soprattutto al di fuori dell’ambito sammarinese, anche per escludere il dubbio che possano esserci condizionamenti di qualche tipo”.

    A questo punto, e siamo arrivati all’altro ieri, l’avvocato Ercolani si è recata in carcere per dare la comunicazione delle ultime novità ai propri assistiti che attendevano la relazione del dottor Berti fiduciosi in un accoglimento delle proprie richieste. Una volta invece scoperto che la procedura sarebbe dovuta ripartire da capo i due, a detta dei presenti, hanno avuto una crisi isterica che ha poi portato al gesto di sabato notte.

    Intanto gli avvocati difensori hanno già inoltrato al Commissario Battaglino “Formale reclamo” contro la decisione di sostituzione del dottor Berti.

    Interpellati da Tribuna gli avvocati Petrillo ed Ercolani sottolineano come “il carcere di San Marino, a causa della situazione in cui versa, non è certo in grado di rispettare ciò che impone la nostra Costituzione, per di più peggiorando le condizioni di salute, soprattutto mentale, di chi vi soggiorna”. Infatti a causa delle condizioni strutturali e ambientali nel nostro penitenziario è “di fatto impraticabile ogni attività ludica, ricreativa e lavorativa che possa consentire un’espiazione della pena ispirata, non solo a umanità, ma altresì alla tutela e al rispetto della dignità della persona”.

    Quindi i legali rivelano che il prof. Argentieri, “che più volte ha incontrato tra le mura i due detenuti”, ha evidenziato nella sua perizia “una situazione di progressiva degenerazione degli indici di vitalità e lucidità mentale dei due uomini” tali da far esistere un “grave rischio suicidiario”.

    Dunque i legali contestano la premessa del Procuratore del Fisco con la quale è stata richiesta la sostituzione del dottor Berti: “Non si comprende perché abbia atteso 31 giorni per richiedere la sostituzione del perito nominato dal Commissario a fronte di una istanza che evidenzia un forte rischio suicidiario dei detenuti, ipotesi sostenuta e avvalorata da un autorevole professionista, più volte consulente peraltro della Procura delle Repubblica di Rimini”.

    Di qui l’affermazione che “il provvedimento impugnato è fortemente contradditorio, ma soprattutto privo di adeguate e circostanziate motivazioni che possano giustificare la sostituzione del perito d’ufficio, peraltro ancora nei termini per il deposito dell’elaborato peritale”.

    Per correttezza va comunque sottolineato che la procura fiscale per sua stessa natura ha il compito di fare “l’avvocato del diavolo” e ogni decisione finale spetta comunque al magistrato decidente.

    Duro ad ogni modo il giudizio finale: “In tale contesto e con tale modus operandi è salvaguardata la salute e la vita umana dei due detenuti?! La risposta non può che essere negativa”. La Tribuna