Ancora scintille in Consiglio grande e generale. Cinquantasette sono gli iscritti ad intervenire ed è ancora la relazione del Fondo monetario sulla situazione economica e finanziaria del Titano a tenere banco in Aula. Nonostante le promesse di collaborazione, le divergenze tra maggioranza e opposizione risalgono presto a galla. Il riferimento del segretario di Stato Simone Celli in proposito accende la miccia, gli interventi che lo seguono sono spesso al veleno. Celli parte dai dati forniti dai tecnici del Fmi che mostrano come «l’economia sammarinese – spiega il Segretario in Consiglio – ancora oggi cresce ad un ritmo troppo lento. Questo è un dato di fatto che il governo intende responsabilmente riconoscere». Quindi passa ad affrontare le indicazioni relative al settore bancario e finanziario rispetto cui, secondo il Fmi, «emerge la necessità e l’urgenza di stabilire una strategia complessiva per dare una soluzione definitiva e permanentere alle sue criticità». Dai banchi della Democrazia cristiana tuona Francesco Mussoni: «Stiamo dicendo tutti che bisogna fare le riforme ma non le vediamo. Tirate fuori dai cassetti i progetti. Se non li avete significa che non siete in grado di governare il paese». «E’ PASSATO un anno – dice il collega di partito Teodoro Lonfernini – e le conseguenze delle vostre azioni sono pesanti sul sistema paese e lo ha detto il Fondo due settimane fa. Il Fondo ha esplicitato una realtà di cui bisogna analizzare le luci e le ombre, invece ci raccontate che su Cassa andiamo avanti come nulla fosse successo, tanto mica ha detto che quella banca è da privatizzare… invece il Fondo ha scritto proprio questo e ha scritto anche gli errori del passato della precedente maggioranza e governo, certo». Anche per Giovanna Cecchetti del Partito socialista lo scenario descritto dal Fmi «boccia la politica della segreteria per le Finanze, sia per gli interventi sul settore bancario, sia su per gli interventi sul bilancio». Critico anche Federico Pedini Amati di Movimento democratico. «Il Fondo ci dice che non si può continuare con gli aiuti a pioggia dello Stato senza verificare responsabilità rispetto alla mala gestio. A San Marino non lo si vuole. E’ un controsenso». Poi pensa alla crisi di liquidità, «maggioranza e governo – dice – l’hanno aggravata». Si procede fino a notte fonda per approvare gli ordini del giorno. La maggioranza ne presenta uno che impegna il Governo a consegnare entro la fine del prossimo mese un piano di stabilità nazionale avvalendosi di un pool di professionalità sammarinesi scelte con evidenza pubblica e l’eventuale collaborazione di autorevoli agenzie di consulenza. Il piano dovrà anche individuare necessarie forme di finanziamento in maniera sostenibile. L’ORDINE del giorno dell’opposizione chiede entro febbraio una conferenza dei rappresentanti di politica, categorie e sindacati per esporre linee di sviluppo del piano nazionale e fornire dati sul sistema. E che ogni decisione di impatto sia approvata con la maggioranza qualificata. Il Resto del Carlino
