Minacciati da FrancoVallefuoco, ma entrambi pensavano che l’altro fosse d’accordo col boss. Questo è emerso, sabato pomeriggio, dal lungo e atteso confronto tra i due indagati nell’inchiesta sammarinese sul riciclaggio dei soldi dei Casalesi, l’avvocato Livio Bacciocchi e l’ex imprenditore edile Roberto Zavoli, ancora rinchiusi nelle galere dei Cappuccini. Di fronte al giudice Simon Luca Morsiani avrebbero limato le divergenze tra le due ricostruzioni rese in prima battuta agli inquirenti sammarinesi e italiani (Bacciocchi è rimasto ben otto mesi incarcere in Italia per accuse simili), e chiarito di essere stati tenuti sottoscacco per mesi dal boss Vallefuoco. Il faccia a faccia, sabato, è durato 9 ore: ben sei era durato quello del giorno precedente tra l’avvocato Bacciocchi e l’ex direttore di Fincapital Oriano Zonzini. Il nodo è proprio la gestione della finanziaria Fincapital: secondo gli investigatori, è proprio attraverso i conti della società che il notaio (amministratore di fatto di Fincapital) avrebbe ordinato gli sconti degli assegni riconducibili a Vallefuoco, permettendogli così di ripulire oltre un milione e 200mila euro, proventi di attività illecite delle quali – secondo l’ordinanza del giudice – Bacciocchi e i suoi erano informati. Ora, finito il confronto e sentiti più di una volta eattentamente dal magistrato, Morsiani dovrà decidere delle richieste di scarcerazione. Il primo a chiedere la liberazione è stato Zavoli, assistito dai legali Luca Della Balda e Stefano Caroli. Alla loro istanza, c’è aggiunta anche quella dell’avvocato Carlo Biagioli che, per il suo assistito Bacciocchi, ha chiesto il ritorno a casa, dove manca da nove mesi. Non ha ancora presentato istanza di revoca degli arresti domiciliari, invece, il legale di Zonzini, Gian Nicola Berti. Le prime decisioni potrebbero giungere proprio oggi. (…) San Marino Oggi











