San Marino. Assemblea Congressuale del 25 marzo 2026. Documento politico-programmatico. Il progetto politico del PSD 

Il PSD non è semplicemente un partito tra gli altri, ma il punto di sintesi di una storia politica più ampia, che affonda le proprie radici nella costruzione della democrazia sammarinese, nello sviluppo dei diritti e nella crescita sociale ed economica del Paese, nel solco di un percorso che, dall’Arengo del 1906 fino ad oggi, ha visto queste tradizioni politiche protagoniste della storia della Repubblica. 

Questa identità non è solo memoria storica: è una responsabilità attuale. Il PSD è oggi parte integrante della famiglia del socialismo europeo, aderisce al Partito del Socialismo Europeo e all’Internazionale Socialista, e ha recentemente rafforzato il proprio profilo internazionale attraverso un rapporto strutturato di collaborazione con il Partito Democratico italiano. Questo collocamento definisce con chiarezza il campo politico: quello della socialdemocrazia europea, riformista, popolare, di governo. 

Il risultato elettorale raggiunto nel 2024 ha segnato il superamento di una fase complessa e ha confermato l’esistenza di uno spazio politico ampio e reale per il PSD, uno spazio che può essere ulteriormente ampliato se si prosegue con determinazione nel lavoro avviato sul piano dell’organizzazione, dell’identità e della presenza del Partito nella società. 

Da questo dato dobbiamo partire con chiarezza: 

il progetto politico del PSD è il PSD stesso. 

Non un contenitore temporaneo, non uno strumento per altre operazioni politiche, ma un soggetto autonomo, strutturato, riconoscibile, capace di rappresentare l’insieme delle culture riformiste, progressiste e democratiche del Paese. 

Il PSD è già, per sua natura, una sintesi politica. Al suo interno convivono e possono convivere le diverse sensibilità della sinistra democratica, senza bisogno di sovrastrutture o di operazioni di ricomposizione esterna che rischierebbero di indebolire, anziché rafforzare, il campo riformista. 

Per questo motivo, la priorità politica di questa fase deve essere una: investire nel rafforzamento del Partito.

Rafforzare il Partito significa, prima di tutto, consolidarne l’organizzazione e la presenza nella società. In questi mesi sono stati avviati segnali importanti in questa direzione: la ricostituzione del Giovanile, l’attività dei gruppi di progetto e la ricostruzione di una presenza qualificata del Partito negli organismi istituzionali, nelle autorità indipendenti, negli enti pubblici e nelle realtà partecipate. 

A questo percorso si affianca ora una nuova fase di strutturazione territoriale, che l’Assemblea Congressuale è chiamata ad avviare concretamente attraverso la costituzione dei circoli, intesi come presidi attivi del Partito sul territorio, strumenti di ascolto, partecipazione e presenza nelle comunità, fondamentali per ricostruire un rapporto diretto con i cittadini e rafforzare il carattere popolare del PSD. 

In una fase politica caratterizzata da incertezza e da una dinamica istituzionale non sempre lineare, investire sul Partito rappresenta la scelta più solida e più lungimirante. È nel rafforzamento della nostra comunità politica che si costruiscono le condizioni per incidere nel presente e per guidare il futuro. 

Il PSD deve quindi proseguire con determinazione su questa strada: non ripiegarsi, non disperdersi, ma crescere, organizzarsi e consolidarsi come punto di riferimento della sinistra moderna, riformista ed europea. 

Una fase sospesa: leggere la legislatura 

Questa scelta diventa ancora più necessaria alla luce del contesto politico attuale, che richiede lucidità, equilibrio e senso di responsabilità. 

Se vogliamo leggere con onestà questa legislatura, dobbiamo riconoscere che il Paese si è trovato dentro una fase sospesa. L’attesa della firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, data a lungo come molto vicina, ha finito per generare una dinamica di attesa, nella quale molte scelte sono state rinviate e la capacità di iniziativa si è man mano indebolita. 

Era naturale che fosse così: si tratta di un passaggio storico. Ma proprio perché lo abbiamo percepito come imminente, per troppo tempo abbiamo vissuto nell’idea che bastasse aspettare. Oggi sappiamo che aspettare non basta. Dopo la conclusione del negoziato tecnico nel 2023, il percorso resta complesso e richiede ancora passaggi politici e tempi più lunghi di quanto inizialmente previsto. 

A questa dinamica di attesa si è sovrapposta una vicenda che ha inciso in modo profondo sul quadro politico e istituzionale del Paese: quella relativa alla Banca di San Marino.

Una vicenda che ha generato tensioni, incertezze e un clima di forte preoccupazione, con ripercussioni che sono andate ben oltre il singolo caso, che hanno coinvolto il sistema istituzionale e alimentato un confronto delicato anche nei rapporti tra diversi livelli dello Stato. 

Su questo il PSD aveva espresso, sia pubblicamente sia nelle sedi istituzionali riservate, una posizione chiara: in una fase così delicata, a ridosso di un passaggio decisivo come quello europeo, era necessario muoversi con la massima prudenza: evitare scelte che potessero esporre il sistema a rischi e a elementi di instabilità. 

I fatti dimostrano quanto quel richiamo fosse fondato. 

La reputazione del Paese non viene messa alla prova solo dalle grandi crisi, ma anche da comportamenti, abitudini e pratiche che San Marino fatica ancora ad abbandonare del tutto. 

Gli allarmi emersi su fenomeni che sfruttano il territorio come sponda opaca non possono essere considerati marginali. Non sono fisiologia del sistema: sono un problema politico. 

Un problema che incide sulla credibilità internazionale, danneggia gli operatori corretti e indebolisce la posizione del Paese proprio nel momento in cui chiede fiducia e riconoscimento. 

Per questo le posizioni espresse dal PSD nel dibattito consiliare, in relazione alle vicende che hanno interessato il sistema bancario e ad altri elementi emersi in ambiti sensibili dell’economia, non erano una forzatura polemica, ma una valutazione politica precisa. 

Si è voluto richiamare l’attenzione su un quadro più ampio: su operazioni che, per modalità e contesto, risultano non sostenibili e fuori fase rispetto al momento che il Paese sta attraversando, su pratiche che rischiano di compromettere la credibilità costruita negli anni, su segnali che indicano la possibilità di un ritorno a logiche che il Paese deve definitivamente superare. 

I fatti che sono seguiti hanno dimostrato quanto fosse fondato quel richiamo. 

Per questo oggi il tema non può essere ridimensionato o archiviato, ma affrontato con serietà, perché riguarda la credibilità del Paese, la qualità delle sue istituzioni e la solidità del suo percorso di sviluppo.

In questo quadro, continuare a inseguire previsioni sui tempi della firma non serve. Ma non serve nemmeno limitarsi a registrare i problemi, a polemizzare o a richiamare ciò che non funziona. 

Serve invece una linea politica chiara: non subire questa fase, ma governarla, orientarla, mettere il Paese nelle condizioni di affrontare le criticità aperte e di arrivare preparato ai passaggi decisivi. 

È esattamente qui che si colloca la parola d’ordine di questa Assemblea Congressuale: 

ci vuole una scossa. 

Quando un Paese rischia di restare nelle secche, non ha bisogno di commentatori dell’attesa; ha bisogno di forze politiche che si assumano il compito di far avanzare le cose. 

È su questo terreno che il PSD intende collocare con chiarezza la propria proposta politica. 

Europa: continuare a prepararsi 

Sull’Accordo con l’Unione Europea, la strada è una sola: continuare a fare, anche prima della firma, tutto ciò che serve al Paese. 

Prepararsi. 

Questo lavoro non è legato solo ai tempi della firma. È un percorso che riguarda la qualità complessiva del sistema Paese. 

Rafforzare la Pubblica Amministrazione, investire sulle competenze, costruire strutture più solide, dotarsi di strumenti normativi e organizzativi più efficaci: sono scelte che servono a San Marino comunque, perché permettono al Paese di fare un salto di qualità. 

Il percorso europeo, da questo punto di vista, è anche un’opportunità per modernizzare il sistema, renderlo più efficiente, più trasparente, più credibile. 

Per questo è necessario passare da una logica di attesa a una logica di preparazione attiva.

Preparare le persone, definire responsabilità chiare, costruire una rete operativa all’interno dell’amministrazione, pianificare l’integrazione normativa, rafforzare gli strumenti tecnici e organizzativi. 

Perché il punto non è solo arrivare alla firma. 

Il punto è essere pronti. 

E ciò che serve per essere pronti è ciò che serve, in ogni caso, per far crescere e rafforzare il Paese. 

Vigilanza bancaria: rafforzare la fiducia per costruire la prospettiva 

Sul terreno della vigilanza bancaria si misura una parte decisiva della credibilità del Paese. 

Il memorandum operativo con la Banca d’Italia non è un passaggio tecnico tra altri, ma uno snodo politico e istituzionale fondamentale: serve a rafforzare la cooperazione e a costruire quel livello di fiducia che oggi è indispensabile per il sistema sammarinese. 

Il fatto stesso che, nel confronto sull’Accordo di Associazione, sia emersa la necessità di un chiarimento specifico su questi aspetti conferma che il nodo non è solo normativo, ma fiduciario. 

Allo stesso tempo, questo tema non può essere separato da una domanda più ampia sul futuro delle nostre banche. 

Il percorso europeo prevede una tempistica lunga di adeguamento per il settore. Ma il Paese non può permettersi una sospensione di quindici anni. 

La domanda, allora, è molto concreta: che cosa facciamo nel frattempo per le nostre banche? Come accompagniamo il rafforzamento patrimoniale del sistema, come ne sosteniamo la modernizzazione, come miglioriamo i servizi, come avviciniamo il costo del denaro a condizioni più competitive, come costruiamo un ambiente più affidabile per famiglie e imprese. 

Le soluzioni non sono né nel cortile di casa, né in operazioni improvvisate o fuori contesto. 

Occorre una linea politica chiara, un piano di rafforzamento e un rapporto più solido con il contesto europeo e italiano, che per ragioni geografiche, economiche e

istituzionali resta il nostro riferimento naturale. La stessa centralità assunta dal memorandum e dal clarifying addendum dice questo: che il nodo bancario non si scioglie inseguendo soluzioni improvvisate o scorciatoie esotiche, ma costruendo affidabilità, cooperazione e qualità istituzionale. 

Per questo il rafforzamento del rapporto con la Banca d’Italia assume un valore strategico. 

È da lì che passa quel surplus di fiducia di cui il sistema ha bisogno. 

È da lì che si possono creare le condizioni per un’evoluzione ordinata del settore, per l’apertura di prospettive più solide, per costruire un percorso credibile di rafforzamento e sviluppo del sistema bancario. 

Perché senza fiducia, le banche restano bloccate nei loro problemi. E senza banche, non c’è sviluppo per il Paese. 

IVA: la riforma che chiude il cerchio 

Il tema dell’IVA non può essere affrontato come un semplice adeguamento richiesto dall’esterno. 

È la riforma che chiude il cerchio di integrazione nel mercato unico. 

Riguarda la capacità del Paese di dotarsi di strumenti moderni di tracciabilità, trasparenza e corretto funzionamento dei flussi economici. 

Inoltre, lì dove il sistema non è pienamente tracciabile e allineato, si aprono spazi per distorsioni, opacità e utilizzi impropri. 

E quei fenomeni, nel tempo, incidono sulla reputazione complessiva del Paese. 

Le misure introdotte negli ultimi anni su alcune categorie merceologiche vanno nella direzione giusta, ma non possono essere considerate sufficienti. Indicano un percorso che deve essere portato a compimento. 

San Marino oggi si colloca come un’eccezione nel contesto europeo, dove i sistemi IVA rappresentano lo standard di riferimento. 

Questo non è solo un dato tecnico. 

È un elemento che incide sulla leggibilità del sistema, sulla sua compatibilità con i partner economici e sulla capacità di attrarre investimenti e operatori strutturati.

L’IVA è una scelta che riguarda la credibilità, l’affidabilità e il pieno inserimento del Paese in un contesto economico integrato. 

Il principio deve essere chiaro: non inseguire obblighi, ma costruire condizioni. Condizioni che rendano il Paese più trasparente, più affidabile, più competitivo. 

Sviluppo: ciò che rende possibile tutto il resto E poi c’è il tema dello sviluppo. 

Il PSD lo ha posto con chiarezza anche attraverso un ordine del giorno che impegnava il Governo a definire un’Agenda ad hoc, ad oggi non ancora presentata. Non è un elemento secondario. È il nodo politico di fondo di questa legislatura. 

Perché senza sviluppo non si governa il futuro del Paese. Senza sviluppo non si riduce il debito, non si rafforza il welfare, non si creano opportunità per le nuove generazioni, non si costruiscono le condizioni per affrontare con solidità il percorso europeo. 

E invece oggi il Paese appare ancora troppo fermo, troppo frammentato, troppo spesso incapace di trasformare gli indirizzi in risultati concreti. 

Lo sviluppo non è la somma di singole misure, ma il risultato della qualità delle scelte politiche, della capacità amministrativa e della solidità dei progetti. 

Occorre prima di tutto mettere ordine. Rendere più chiaro, più selettivo e più governabile il modello di sviluppo del Paese: a partire dalle politiche di residenza e di attrattività, fino alla capacità di individuare e accompagnare progetti realmente strategici, evitando interventi episodici o privi di visione. 

Occorre allargare il perimetro dello sviluppo. Oggi siamo ancora troppo schiacciati su un solo asse, quello industriale manifatturiero, che resta fondamentale ma non può essere l’unico. Dobbiamo investire su nuovi ambiti: innovazione, tecnologie avanzate, attrazione di competenze, sviluppo di filiere ad alto valore aggiunto, costruzione di partnership capaci di portare qualità e prospettiva. 

Ma soprattutto, è necessario cambiare il modo in cui si realizzano le politiche. 

Perché il vero limite non è l’assenza di idee, ma la difficoltà a portarle a compimento.

Una Pubblica Amministrazione più preparata, più stabile, più capace di operare in modo affidabile e prevedibile. 

Meccanismi decisionali più chiari e più efficaci, capaci di arrivare fino in fondo senza fermarsi a metà strada. 

Un sistema di controlli più coerente, più leggibile e più orientato alla qualità e all’affidabilità. 

Un metodo politico più responsabile, più continuo, più capace di accompagnare le scelte nel tempo. 

Per il PSD la linea è chiara: lo sviluppo deve tornare al centro dell’azione politica, non come dichiarazione di principio, ma come impegno concreto e verificabile. 

Le priorità permanenti 

Ci sono temi che non cambiano con le fasi politiche. 

Sono le priorità permanenti del PSD. 

La qualità del welfare e della sanità pubblica, il diritto all’istruzione e alla formazione, il lavoro e le opportunità per i giovani, il diritto alla casa, la sostenibilità ambientale e la transizione energetica, la tutela delle fasce più deboli e la riduzione delle disuguaglianze. 

Sono i pilastri dell’identità politica di ogni forza socialdemocratica. 

Su questi fronti il Partito continuerà a impegnarsi, perché rappresentano la qualità della vita delle persone e la coesione del Paese. 

Allo stesso tempo, ogni fase politica richiede di individuare con chiarezza i passaggi decisivi. 

E oggi quei passaggi riguardano il funzionamento complessivo del sistema: il percorso europeo, la credibilità del sistema bancario, la trasparenza dei meccanismi economici, la necessità di un modello di sviluppo più solido. 

È su questi snodi che si gioca la capacità del Paese di crescere, di sostenere il proprio welfare e di garantire prospettive alle nuove generazioni. 

Stabilità e alleanze: rafforzare la coalizione

Le difficoltà che hanno caratterizzato questa fase della legislatura non riguardano solo i singoli dossier, ma anche il funzionamento complessivo del quadro politico. 

Proprio per questo, diventa ancora più necessario rafforzare la coalizione di governo. 

Serve uno sforzo ulteriore per migliorare il coordinamento, per rendere più continuo il confronto, per costruire quel livello di affidamento reciproco che è condizione essenziale per un’azione di governo efficace. 

La stabilità non è un dato automatico. 

È il risultato di un lavoro politico costante. 

In questa fase, aprire una discussione sugli assetti o sugli equilibri sarebbe un errore. Non è il momento di rimettere in discussione le alleanze, ma di farle funzionare meglio. 

Il PSD conferma l’attuale assetto politico, ed intende impegnarsi con maggiore determinazione per rendere più incisiva la propria presenza, per rafforzare il confronto con gli alleati e per affermare con più forza le proprie posizioni. 

Questo significa anche investire di più nella qualità del rapporto politico, nella capacità di costruire sintesi e nella condivisione degli obiettivi. 

Perché una coalizione tiene se produce risultati. 

Per il PSD questo è l’impegno: contribuire alla stabilità, ma allo stesso tempo alzare il livello dell’azione politica. 

Conclusione: responsabilità e direzione 

Per il PSD la linea è chiara: non minimizzare i problemi, ma neppure subirli. Stare dentro la responsabilità di governo senza rinunciare alla franchezza politica. Segnalare le criticità quando emergono e lavorare per superarle. 

Dire con chiarezza che esistono situazioni che possono mettere a rischio la tenuta dell’azione di governo e, soprattutto, il percorso europeo, di trasparenza e cooperazione del Paese. 

Ma dire anche che queste criticità si affrontano solo tornando alla politica del fare, alla responsabilità delle scelte, alla capacità di portarle a compimento.

Perché oggi più che mai non basta aspettare. Ci vuole una scossa. 

San Marino, 25 marzo 2026

PSD – Comunicato Assemblea Congressuale