Mentre il Titano discute l’introduzione dell’Indicatore della Condizione Economica per l’Equità (ICEE) e si appresta a varare nuove norme sui caregiver, l’associazione Attiva-Mente interviene nel dibattito pubblico con una riflessione profonda sui rischi di un approccio puramente assistenziale. Al centro della questione c’è il difficile equilibrio tra il necessario aiuto economico alle famiglie e il diritto inalienabile alla vita indipendente.
In un comunicato diffuso dall’associazione sammarinese, si prende spunto dalla recente analisi di Radoš Keravica per evidenziare una tensione latente nelle politiche sociali: quella tra “cura” e “diritti”. Secondo Attiva-Mente, il sistema sammarinese poggia ancora prevalentemente su un modello “medico-assistenziale”, un approccio ormai superato che “tende a misurare quanto un corpo sia compromesso, piuttosto che interrogarsi su quali barriere debbano essere rimosse” per garantire la piena partecipazione alla società.
La nota riconosce pragmaticamente come la disabilità comporti costi aggiuntivi reali e pesanti, diretti e indiretti: dalle terapie agli ausili, fino alla perdita di reddito per i familiari costretti a interrompere la carriera. “Studi internazionali mostrano come una famiglia in cui è presente una persona con disabilità debba sostenere ogni mese spese significativamente più alte”, sottolinea Attiva-Mente, che auspica come i nuovi criteri ICEE tengano conto di questi fattori senza però trasformarsi in un ulteriore “carico burocratico sproporzionato”.
Tuttavia, il punto più delicato sollevato dall’associazione riguarda la figura del caregiver. Se da un lato la richiesta di un riconoscimento economico per chi assiste un familiare è definita “comprensibile e legittima”, dall’altro si evidenzia un rischio sistemico: legare il sussidio alla dimostrazione di una “grave dipendenza” o all’incapacità di vivere autonomamente. “Questo non è un dettaglio tecnico”, avvertono da Attiva-Mente, “significa entrare in potenziale conflitto con un principio fondamentale sancito dalla Convenzione Onu”.
Il pericolo concreto è che misure nate con le migliori intenzioni finiscano per cristallizzare ruoli rigidi, rendendo economicamente “conveniente” che il genitore resti caregiver a vita e che la persona con disabilità rimanga non autonoma per definizione. “Un sostegno che allevia oggi può trasformarsi in una gabbia domani”, si legge nel testo, che pone interrogativi cruciali per il legislatore: il sistema incentiva davvero l’autonomia o la rende un rischio economico per la famiglia? La persona con disabilità può scegliere da chi farsi assistere?
La conclusione di Attiva-Mente guarda al futuro delle politiche di welfare sul Titano: sostenere le famiglie è necessario, ma farlo senza investire parallelamente in servizi di “Vita Indipendente” e senza garantire la libertà di scelta rischia di produrre nuove disuguaglianze. “In molti Paesi i sostegni ai caregiver non sono legati a uno specifico ruolo familiare, ma all’intensità della cura, anche attraverso assistenti personali liberamente scelti”, ricorda l’associazione, ribadendo che l’autonomia non deve essere un’eccezione, ma un diritto garantito a tutti.












