L’iniziativa “Su base di uguaglianza. Per un Progetto di Vita che garantisca le libertà e i diritti delle persone con disabilità” si è svolta a Torino il 10 e 11 giugno 2025. Promossa dall’Università degli Studi di Torino insieme alla Fondazione Time2, ha riunito studiosi, operatori, rappresentanti istituzionali e organizzazioni della società civile per confrontarsi su uno dei temi più centrali nelle politiche sulla disabilità: il Progetto di Vita personalizzato e partecipato.
Un concetto che segna il passaggio da un approccio assistenziale a una prospettiva fondata sui diritti, in linea con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Il Progetto di Vita non è infatti un semplice strumento amministrativo, ma un percorso costruito insieme alla persona, che riguarda tutte le dimensioni dell’esistenza: abitare, lavoro, relazioni, partecipazione sociale e autonomia.
I 47 contributi video raccolti sono oggi disponibili online a questo link. Essi affrontano il tema da diverse prospettive – giuridiche, sociali e culturali – offrendo un importante patrimonio di esperienze, ricerche e buone pratiche.
Tutti gli interventi sono accessibili con sottotitoli e interpretariato nella Lingua dei Segni Italiana (LIS), rendendo i contenuti fruibili a un pubblico ampio.
Un’occasione preziosa per approfondire un tema destinato a diventare sempre più centrale, anche a San Marino, nel dibattito sui diritti, sull’autodeterminazione e sulla Vita Indipendente delle persone con disabilità.
Il 26 settembre 2022 il Consiglio Grande e Generale respingeva un’Istanza d’Arengo che chiedeva di riconoscere e promuovere nella Repubblica di San Marino il diritto alla Vita Indipendente delle persone con disabilità.
Il 20 febbraio 2026, poco più di tre anni dopo, la scena si è sostanzialmente ripetuta.
Questa volta è stata respinta l’Istanza d’Arengo per l’adozione di una legge sull’Assistenza Personale, cioè proprio uno degli strumenti indispensabili per rendere possibile quel diritto alla Vita Indipendente di cui tanto si parla e che così spesso viene richiamato nei discorsi pubblici.
Due votazioni diverse, a distanza di anni, ma con un esito sorprendentemente simile. Due bocciature e, soprattutto, lo stesso identico epilogo: l’impegno di istituire un “gruppo di lavoro”. Una soluzione che, a questo punto, appare sempre più come una formula di rinvio: un modo elegante per non affrontare oggi una decisione che riguarda diritti fondamentali e che, proprio per questo, richiederebbe invece una scelta chiara.
La sensazione inevitabile è che, ancora una volta, una decisione che riguarda il diritto alla libertà e all’autodeterminazione delle persone venga rimandata a un tempo indeterminato, come se il tempo delle persone potesse essere sospeso all’infinito in attesa dell’ennesimo tavolo tecnico.
Eppure l’Assistenza Personale non è un dettaglio amministrativo, è lo strumento più efficace per consentire alle persone con disabilità di decidere come vivere, dove vivere e con chi vivere. È la possibilità concreta di studiare, lavorare, costruire relazioni, partecipare alla vita della comunità. In altre parole, è la possibilità di essere cittadini a pieno titolo.
Già adottata in molti altri Paesi, rappresenta inoltre una delle varie opzioni di cui dovrebbe disporre l’organismo chiamato a elaborare il cosiddetto “Progetto di Vita” per ogni persona con disabilità, che San Marino attende da almeno otto anni.
Come spiegano da anni studiosi e attivisti del movimento per la Vita Indipendente, l’Assistenza Personale non è semplicemente una forma di “aiuto”: è la possibilità di esercitare scelta, controllo e potere decisionale sulla propria vita. È la differenza tra essere oggetto di assistenza e diventare soggetto della propria esistenza.
Per questo motivo la bocciatura dell’istanza sull’Assistenza Personale non può essere considerata soltanto una decisione tecnica o prudenziale. È, prima di tutto, una scelta politica.
Ed è difficile non osservare un fatto: alcune forze politiche che negli anni hanno dichiarato pubblicamente la loro sensibilità verso questi temi, arrivando spesso a sostenere i principi della Vita Indipendente, della dignità e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità, nel momento in cui si è trattato di tradurre quelle parole in una scelta concreta hanno improvvisamente cambiato passo, si sono fatte silenziose o hanno preferito voltarsi dall’altra parte.
Parole e voti, questa volta, non sono andati nella stessa direzione. E quando questo accade su diritti fondamentali non si tratta semplicemente di una divergenza politica, ma di una distanza evidente tra ciò che si afferma e ciò che si è realmente disposti a sostenere.
Insomma, un film dell’inerzia già visto.
San Marino ha dimostrato più volte, nella sua storia, di essere una Repubblica capace di anticipare i tempi sul terreno dei diritti civili e sociali, diventando spesso un punto di riferimento anche oltre i propri confini. Proprio per questo sorprende vedere un atteggiamento simile su un tema così centrale, con il rischio, forse non del tutto casuale, di condurre la questione verso una sua sepoltura istituzionale.
La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata anche dalla Repubblica di San Marino, riconosce chiaramente il diritto delle persone con disabilità a vivere nella comunità con libertà di scelta e richiede agli Stati di garantire servizi di supporto adeguati, tra cui proprio l’Assistenza Personale.
Non si tratta quindi di una richiesta radicale o di una rivendicazione ideologica. Si tratta semplicemente di dare attuazione a un diritto riconosciuto.
Per questo motivo la sensazione che rimane dopo questa seconda bocciatura è inevitabilmente amara: quella di un Paese che continua a dichiarare l’importanza dell’inclusione e dei diritti, ma che fatica a compiere il passo decisivo quando si tratta di trasformare quei principi in strumenti concreti. Le persone con disabilità non hanno bisogno di nuove dichiarazioni di principio, non hanno bisogno di meccanismi destinati a procrastinare o a produrre relazioni, ove mai venissero prodotte, prive di effetti concreti.
Hanno bisogno di libertà reale. E la libertà stride quando rimane prigioniera della demagogia parolaia, dentro un verbale di riunione o quando è piena per alcuni e continuamente rimandata per altri.
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