“Ci hanno sempre marchiato come quelli contrari all’Accordo di Associazione con la UE, ma non è vero” dice Erik Casali. Accordo sì, ma a precise condizioni, la prima delle quali è una precisa informazione sul testo scritto e parafato, e poi referendum popolare. Il primo a spiegarne le ragioni è il Coordinatore del Partito Socialista, Augusto Casali, nel corso di un’apposita conferenza stampa. “La strada è percorribile” esordisce con toni prudenti dopo i saluti del Presidente Antonio Lazzaro Volpinari. “Ma bisogna capire cosa c’è dentro questo Accordo e perché i cittadini sono sempre stati soggetti passivi. C’è molta ignoranza anche tra le forze politiche, ma i cittadini non ne sanno proprio nulla”.
Augusto Casali rimarca il fatto che, finora, sono stati evidenziati solo gli aspetti positivi, ma nessuno ha mai spiegato vantaggi o svantaggi, cosa si deve fare e cosa invece non si deve fare. E poi arriva un ambasciatore di Andorra che spiega, a noi, quali sono i problemi veri che frenano la firma finale. È una situazione incresciosa, perché le informazioni dovrebbero venire dal governo. “C’è sicuramente una visione diversa da parte dell’Italia – puntualizza Casali – ce lo ha confermato anche il Segretario agli Esteri in Commissione, quando si è detto disposto a prendere in mano la situazione per armonizzare le posizioni”.
Dentro al PS sono tutti convinti che il rapporto con l’Italia debba rimanere vitale e prioritario, prima sistemando tutte le questioni in sospeso e poi andando verso la UE. Non depone bene neanche il fatto che tra tutti i Piccoli Stati che avevano iniziato questo percorso, praticamente il cerino è rimasto in mano solo a San Marino. Fanno notare che il Liechtenstein si è defilato quasi subito; Monaco è protetto dagli accordi con la Francia; Andorra è un principato e ha capito che ci potrebbe essere pericolo per le sue banche, per questo ha detto subito che avrebbe fatto celebrare un referendum ai suoi cittadini. “A San Marino era stato appena paventato, qualche tempo fa, e poi non se n’è più parlato – insiste Casali – si è andati avanti come le formiche, uno dietro l’altro per motivi tattico-politici, ma non si sa con quanta convinzione.”
Poi l’affondo sulla politica estera, “poco dinamica”, perché per mandare a studiare fuori i nostri studenti avrebbe potuto fare accordi singoli con i diversi Stati europei e poi perché il T2, che avrebbe dovuto essere l’obiettivo più importante, non è stato per niente toccato. “È giunto il momento di smettere di giocare a nascondino – incalza – si usino gli strumenti della democrazia diretta e si faccia un referendum, perché gli effetti di questo Accordo ricadranno su tutti i cittadini”. E di fronte a tutti coloro che oppongono remore, scrupoli, esitazioni perché gli Accordi internazionali non possono essere sottoposti a referendum popolare, taglia corto: “Il testo non è stato ancora firmato, il referendum si può fare senza alcun problema. In alternativa, il Consiglio Grande e Generale potrebbe emanare una legge in cui si vincola l’entrata in vigore dell’Accordo all’espressione della volontà dei cittadini”.
Al PS non è piaciuto neppure che siano stati chiamati soggetti come l’ABS, l’ANIS e perfino l’Università a fare quadrato intorno alle “cose belle” dell’entrata in Europa. “Allo stato attuale delle cose, non sappiamo niente – persiste Augusto Casali – non sappiamo neppure quali siano i costi a fronte di chissà quali benefici”.
Erik Casali, membro della segreteria socialista, condivide le stesse preoccupazioni e gli stessi convincimenti: “Abbiamo sempre cercato di ragionare non come tifosi, ma sulla base di dati e conoscenze. Ci siamo sempre chiesti: quello che ci viene in cambio, sarà davvero utile? Ma se fosse vero che questo percorso ci porterà così grandi cose, perché non spiegarlo ai cittadini? In quel caso, il referendum sarebbe un’apoteosi. C’è chi si lascia trascinare dall’entusiasmo, noi siamo convinti di dover stare con i piedi per terra. Per questo c’è bisogno di andare a fondo delle questioni”.
Sa perfettamente, e lo dice, che nessun governo ha mai promosso un referendum, come se tutti ne avessero un’avversione intrinseca, ma se l’Accordo è buono così come lo si dipinge, si può viaggiare tutti insieme. E infine, un dubbio che attraversa tante persone: “Di fronte a quello che sta succedendo questi giorni sul fronte europeo e internazionale, vediamo che anche l’Italia fa fatica a reggere i ritmi europei. E noi pensiamo di farcela?”
Angela Venturini