San Marino. Berardi: “La mia lotta contro il Covid-19”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print
  • Le proposte di Reggini Auto

  • E’ rimasto sempre lucido e determinato a guarire per poter assolvere ai suoi doveri il capo della protezione civile Fabio Berardi, anche lui colpito da Covid-19 e per questo ricoverato in ospedale per circa una settimana. Una prova dura che gli abbiamo chiesto di raccontare.

    Anzitutto ci dica come sta ora.
    “Sto molto meglio, da sabato non ho più la febbre e sono tornato a casa. Ho ancora un’occlusione nasale e non sento né sapori né odori ma avverto che il peggio è alle spalle. Ho ripreso il lavoro regolarmente, sono chiuso in una stanza e tuttavia non soffro l’isolamento avendo un’infinità di cose da seguire mi ritrovo la sera a non aver potuto fare tutto quello che avevo programmato”.

    Lei ha subito rivelato di essere affetto da Covid-19 ma anziché cedere allo scoramento si è mostrato addirittura davanti alle telecamere rassicurando i sammarinesi che avrebbe continuato pur da casa a portare avanti il suo lavoro. E’ riuscito a farlo durante tutto il tempo della malattia?
    “La prima settimana ho avuto la febbre ma ho continuato a lavorare, la seconda settimana invece, quella in cui è avvenuto il ricovero in ospedale, ci sono stati dei giorni in cui ho dovuto spegnere il cellulare. Il ricovero è stato necessario perché il quadro clinico si è aggravato, avevo perso l’appetito, la febbre non scendeva, l’indebolimento era generale, ero completamente disidratato e il mal di testa lancinante. Mi hanno riscontrato la polmonite ma per fortuna non ho avuto bisogno del respiratore, però ci sono stati dei giorni i cui ho provato la sensazione di respirare aria bollente. All’ospedale mi hanno fatto delle flebo e somministrato dei farmaci che solitamente vengono usati per curare la malaria. Farmaci che però i medici hanno poi deciso di sospendere per evitare gli effetti collaterali che nel mio caso è stato appurato fossero maggiori dei benefici”.

    Come ci si sente in ospedale, lontani dai propri affetti?
    “Personalmente non è tanto l’isolamento ad avermi spaventato e al quale mi sono dovuto abituare, è la malattia stessa che non si è rivelata proprio una passeggiata. Non è certo una influenza che comunque io avendo fatto il vaccino antinfluenzale non prendevo da tempo. Così ho cercato di tener duro e di continuare a lavorare però in certi momenti la malattia ti fa sprofondare in uno stato in cui non hai la forza di fare nulla, sei troppo debole anche solo per pensare. A me per fortuna poi è capitato di riprendermi abbastanza presto, grazie anche alle cure dell’ospedale: passata la febbre ho ritrovato le forze e la determinazione di sempre, anche se come ho detto ho ancora qualche postumo”.

    Durante la sua pur breve assenza tutto ha funzionato a dovere?
    “Sì molto, come dico sempre la tempesta fa l’equipaggio. Già prima della diffusione di questo contagio la protezione civile aveva fatto un grosso lavoro mettendo a punto nel dettaglio un piano di assistenza alla popolazione. Avevamo già dei volontari formati dai nostri militi che pur in assenza di una normativa specifica, avevamo messo sotto copertura assicurativa. In quella settimana buia tutti hanno fatto un lavoro straordinario e direi anche estenuante, si lavora sempre, compresi i giorni festivi, con un carico di responsabilità molto alto. Per fortuna riusciamo a gestire tutto, ci sono le consegne, le telefonate, ora anche i farmaci a domicilio. E’ proprio grazie alla formazione e all’esistenza di catene di comando molto precise che in queste situazioni scattano degli automatismi e delle sensibilità straordinarie perché mentre si è lavoro si ha la percezione che ogni minuto è prezioso e serve a salvare vite umane. So che uno degli ultimi atti della Reggenza è stato quello di scrivere una nota di merito indirizzata alla protezione civile e questo è davvero commovente come mi ha commosso la vicinanza della cittadinanza che mi ha fatto sentire tutto il suo affetto in questi momenti difficili. Una vicinanza che non è rivolta solo a me personalmente ma giustamente a tutta la protezione civile. E non finirò mai di ringraziare tutti i sammarinesi che sia da dentro che da fuori hanno contribuito a rendere meno duro questo momento nero con donazioni che ad oggi superano le 700mila euro che stiamo impiegando concretamente per acquistare mascherine, respiratori, per fare lavori all’ospedale per comprare i letti pe la terapia intensiva”.

    Olga Mattioli

    Repubblica SM