San Marino. Birikkina (società di Sergio Belli, condannato a due anni, socio del Segretario Marco Arzilli) cosa succedeva nei privé.

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  • “Io e le mie ‘colleghe’ facevamo spogliarelli, lap dance e “american tour‘, cioè la “passerella” tra i clienti allo scopo di far loro ordinare da bere. C’erano poi “spettacoli separati” nei privé con i clienti che lo proponevano. “Però – si affretta a spiegare l’intrattenitrice – il cliente non poteva assolutamente spogliarsi. Nel caso in cui l’avesse fatto, e a me non è mai successo, avremmo dovuto chiamare il buttafuori”. Questo è il racconto di Mirela Angela Otea,  una ballerina rumena sentita come testimone nel processo Birikkina. Una prima parte del processo si è svolto ieri nel tribunale di Forlì e vede 5 imputati (Alex Belli e Fabio Bertaccini, difesi da Marco Martines, Dario Stradaroli, difeso da Giovanni Maio, Alejandro Colloca, difeso dal ravennate Paolo Vecchi e Marco Stambazzi difeso dall’avvocato Raffaele Pacifico e Petrino) che devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione.

    Il giudice Pescatore ha chiesto poi a Mirela Angela Otea se i clienti che intendevano ritirarsi nei privé dovevano aspettare la  fine degli spettacoli di lap dance o se potevano farsi avanti subito. E lei ha risposto: “Potevano anche farsi avanti subito, noi facevamo gli spettacoli di lap dance per due o tre volte ciascuna, in ogni serata. Ci chiamava sul palco il dj. Se una di noi era nel privé, c’era sempre qualcun’altra a ballare”. Le serate duravano “dalle undici di sera alle quattro del mattino”.
    Le ballerine sentite oltre Mirela Otea (Niculina Popescu, Manuela Diac e Karim Kenda) hanno parlato, poi, anche dei costi. 50 euro a serata per ballare. Poi prendevano il 50% delle mance che le venivano date nel privé dove ballavano solo per uno o più clienti. In qualche occasione si lasciavano andare a qualche bacio e a qualcosa di più, tipo toccamenti, ma le regole erano chiare: non potevano spogliarsi né loro né i clienti e se qualcuno non rigava dritto c’era il buttafuori. Inoltre spettava loro anche il 50% dei dollarini, i finti dollari che i clienti infilavano negli slip. Quanto pagavano i clienti? 60 euro ogni 10 minuti di privé, per 15 minuti 80 euro e 360 euro per un’ora di ballo “privata”.

    “Io andavo nel privé – ha spiegato Niculina Popescu – ma gli ordini erano quelli di fare un lavoro pulito, se poi c’era qualche cliente che allungava le mani io lo fermavo. Io personalmente non ho mai fatto atti sessuali. Se qualcuna delle mie colleghe lo faceva era per sua libera spontaneità. Impossibile, tra l’altro sapere cosa avvenisse, perchè nessuno poteva entrare nel privé senza una ragione”.

    Sono stati sentiti anche alcuni operatori della Mobile di Forlì.L’Ispettore Rossi e l’agente Carmelo Costa hanno fatto luce sui ruoli degli imputati. Durante il processo è emerso che Marco Stambazzi facesso solo il buttafuori, il dj del locale di Cesena fosse Bertaccini, Dario Stradaroli era il barista del locale di Cesena, Alex Belli (nipote di Sergio Belli che ha già patteggiato) ogni tanto aiutava lo zio nei due locali (Cesena e Milano Marittima) e Alejandro Colloca stava alla cassa di Milano Marittima. Il processo riprenderà il 22 febbraio. Romagna Noi