In un comunicato diffuso dal Consiglio Direttivo di Attiva-Mente, l’associazione per la Vita Indipendente ha espresso una dura critica verso il Consiglio Grande e Generale, che lo scorso 20 febbraio 2026 ha respinto l’Istanza d’Arengo per l’adozione di una legge sull’Assistenza Personale. Secondo l’organizzazione, si tratta dell’ennesima occasione persa per garantire diritti fondamentali ai cittadini con disabilità.
La vicenda appare come la replica di un copione già scritto: il 26 settembre 2022 il Parlamento sammarinese aveva già rigettato un’istanza simile che chiedeva il riconoscimento del diritto alla Vita Indipendente. A distanza di poco più di tre anni, l’esito non è cambiato. In entrambi i casi, la bocciatura è stata accompagnata dall’impegno di istituire un “gruppo di lavoro”, una soluzione che Attiva-Mente definisce come una formula di rinvio e un modo per non affrontare decisioni concrete.
“La sensazione inevitabile è che, ancora una volta, una decisione che riguarda il diritto alla libertà e all’autodeterminazione delle persone venga rimandata a un tempo indeterminato”, si legge nella nota dell’associazione. L’Assistenza Personale non è considerata un semplice dettaglio amministrativo, ma lo strumento essenziale per permettere alle persone con disabilità di studiare, lavorare e decidere come e con chi vivere, trasformandole da oggetti di assistenza a soggetti della propria esistenza.
L’associazione punta il dito contro la discrepanza tra le promesse elettorali e l’azione legislativa. Molte forze politiche, pur dichiarandosi sensibili ai temi della dignità e dell’autodeterminazione, al momento del voto si sarebbero fatte silenziose. “Parole e voti non sono andati nella stessa direzione”, sottolinea il comunicato, parlando di una distanza evidente tra le affermazioni pubbliche e la reale volontà politica di sostenere il cambiamento.
Il ritardo di San Marino appare ancora più marcato se confrontato con gli impegni internazionali. La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dalla Repubblica, impone agli Stati di garantire servizi di supporto adeguati. Eppure, il “Progetto di Vita” individuale, pilastro di questa riforma, è atteso in territorio da almeno otto anni.
“Le persone con disabilità non hanno bisogno di nuove dichiarazioni di principio o di meccanismi destinati a procrastinare”, conclude Attiva-Mente, ribadendo che la libertà non può rimanere prigioniera della demagogia o finire sepolta in un verbale di riunione. Per l’associazione, la vera inclusione richiede strumenti concreti e il coraggio politico di trasformare i diritti riconosciuti in realtà quotidiana.













